Brc GRUPPO DI LETTURA

Vedi tutti i suoi post
Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

La figlia dell'aggiustaossa - Amy Tan

Amy Tan, La figlia dell’aggiustaossa
Resoconto dell’incontro del l’8 novembre 2018
Il libro ripercorre la vita di tre generazioni di donne, una saga familiare dunque che propone al lettore un salto temporale e culturale notevole, dal presente al passato e dagli Stati Uniti d’America alla Cina rurale durante l’invasione giapponese. Ruth, giovane donna con una carriera ben avviata come editor e un rapporto difficile con la madre, riprende in mano un manoscritto/diario scritto in cinese nel quale scopre i fatti salienti e misteriosi che hanno portato Luling, sua madre, a diventare esageratamente spigolosa e succube delle più svariate superstizioni. Il racconto si snoda attraverso una trama molto fitta e densa di fatti storici importanti, di ritrovamenti archeologici di rilievo come l’uomo di Pechino, di costumi e pratiche ancestrali come le ossa oracolari e il loro uso, di produzioni artigianali specifiche come i bastoncini d’inchiostro…. insomma un miscuglio di elementi tra cui navigare a vista per non perdere la direzione. Un romanzo affollato di personaggi dalle caratteristiche più disparate: la nonna di Ruth, “Preziosa zietta”, donna deturpata da un incidente che vive nascondendo alla figlia di essere sua madre la quale viene a scoprirlo solo successivamente alla sua tragica morte; l’anziano traduttore del manoscritto, uomo sapiente, che nutre una simpatia particolare per Luling apprezzandone le molte qualità sebbene esse siano leggermente appannate da un Alzheimer incipiente; Art, il compagno americano di Ruth che cerca di recuperare il loro rapporto cercando una soluzione condivisa alle difficoltà abitative e di gestione della malattia di Luling. L’autrice trasporta il lettore all’interno di rapporti complessi in cui il passato diventa riserva a cui attingere continuamente per determinare e delineare il presente con il suo carico di soffocanti maledizioni, di credenze popolari e di paure irrazionali, ma anche di rapporti indissolubili, autentici legami d’amicizia e un insondabile amore materno. E infine l’identità, grande protagonista del racconto, negata, riconosciuta, desiderata, tassello mancante che rende impossibile vivere finché tutto non viene svelato, compreso, accettato ma che rende i protagonisti parte di un percorso, di una famiglia, di legami indivisibili. Il finale favolistico sembra voler ammorbidire un romanzo che richiede grande concentrazione, nel quale la scrittura appare la via per liberarsi e liberare, per abbattere muri e sciogliere le forze attinenti al futuro.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Patagonia express - Luis Sepúlveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Patagonia express - Luis Sepulveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’Hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Un cuore così bianco - Javier Marías

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Vedi tutti

Ultimi post inseriti nel Forum

Nessun post ancora inserito nel Forum

I miei scaffali

Le mie ricerche salvate

Non vi sono ricerche pubbliche salvate