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Per questo mi chiamo Giovanni - Luigi Garlando

Un libro pieno di retorica e di conseguenti semplificazioni, oltreché di continue e fastidiose espressioni riguardanti il mondo animale, che vengono utilizzate dall'autore per definire in negativo alcuni uomini, e il loro comportamento. Per queste ragioni, che rendono il libro in certe sue parti anche volgare, mi stupisce il successo incontrato da un romanzo che ha la pretesa di essere un testo educativo indirizzato alle lettrici e ai lettori più giovani.

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

Canone inverso - Paolo Maurensig

Canone inverso, Paolo Maurensig
Dall’incontro del 17 gennaio 2019

Il racconto inizia a Vienna con l’acquisto all’asta da parte di un distinto signore di un violino molto particolare realizzato dal liutaio austriaco Jacobus Stainer. Il violino è impreziosito da un’intaglio sul cavigliere che rappresenta un volto umano deformato dal dolore. Tutto il romanzo ruota intorno al prezioso violino e ai suoi possessori, siano essi legittimi oppure no. Uno scrittore, venuto a conoscenza delle vicende legate a uno dei proprietari del prezioso strumento musicale, ne vorrebbe narrare la storia e, per questo, si mette sulle sue tracce arrivando fino all’ultimo acquirente e trovando così la conferma della sua reale esistenza. Ma la storia narrata in questo romanzo è molto più articolata di quel che sembra inizialmente e conduce il lettore in un antro brulicante di passioni, di emozioni, di misteri e di mezze verità che ora prende la forma del rigido collegio per giovani musicisti dove avviene l’incontro tra Jeno e Kuno, i due personaggi attorno ai quali si sviluppano le vicende principali; ora del castello di Hofstain in Tirolo, luogo denso di memoria, casa di Kuno in cui viene ospitato l’amico Jeno per un lungo periodo, durante il quale si sviluppa in Kuno il seme della follia trasformando il promettente musicista in quello che sarebbe stato più avanti, dopo l’internamento presso l’ospedale psichiatrico, un barbone senza dimora. Maurensig offre ai suoi lettori un romanzo cupo, pesante ma intenso, evocativo, scritto in uno stile solenne dal sapore antico adatto a sostenere l’avvicendarsi degli avvenimenti e la loro collocazione storica. Le vicende narrate, infatti, si snodano nel periodo dell’ascesa nazista, se ne possono cogliere riferimenti tra le righe ma, soprattutto, se ne percepisce la pesantezza che permea, con la sua ombra sinistra, tutto il racconto. Il romanzo è inserito in un clima di sospensione temporale, che rimanda, da subito, a qualcosa di ignoto se non addirittura minaccioso. La trama è presentata da tre narratori: lo scrittore, che intravede la possibilità, sempre procrastinata, di scrivere una storia che parli di musica e musicisti; Jeno Varga (Kuno), il violinista ambulante, che racconta le singolari vicende della propria vita ad uno scrittore sconosciuto; l’Io narrante, che si scoprirà solo alla fine essere Gustav Blau, zio di Kuno, misterioso acquirente del violino. I tre narratori parlano di musica, ne filosofeggiano, ne gustano la sostanza, ne descrivono il rapimento interiore che essa induce nei musicisti che eseguono i brani ma anche negli ascoltatori, poi essa finisce e cessa di esistere, ma se ne può sentire risuonare l’eco anche quando l’esecuzione si conclude e rimane una sottile vibrazione che tutto pervade e attraversa. La particolare struttura del romanzo si evince fin dal titolo: “Canone inverso”, ad un certo punto, come nella musica, il romanzo cambia andamento, torna al punto d’inizio, svelando... ma non del tutto l’identità dei narratori. Come nella vicenda di Sisifo il masso rotola sempre indietro, così nel romanzo si torna a capo. Rimane al lettore trarre le conclusioni o ricominciare il romanzo d’accapo per comprenderne meglio i punti salienti, i molti temi toccati: la passione, il talento, l’amicizia, l’ossessione, la follia…

Dizionario portatile di ecologia - Henry David Thoreau

Un libro che consiglio a chi avesse poco tempo o volesse comprendere i libri di Thoreau prima di cimentarsi con una lettura più imegnativa e lunga come Walden.
Quest'opera non è solo una semplice testimonianza a favore della Natura, tanto da nominare Thoreau un precursore dell'ecologia moderna, ma è anche pura poesia in cui la natura nella sua interezza fa da Musa ispiratrice.

Walden - Henry David Thoreau

"Walden.Vita nei boschi" è una sorta di diario (pubblicato nel 1854) che l'autore ha composto nei due anni che ha vissuto lontano dalla civiltà, in una capanna, sulle sponde del lago Walden (Massachusetts), immerso nei boschi e a pochi passi dalla ferrovia.
La sua è stata una scelta come forma di protesta contro il sistema e riconciliazione con la natura in cui l'uomo è l'artefice del proprio destino. La sua fu una vera e propria propria prova di sopravvivenza (tutte le difficoltà a cui dovrà far fronte vengono tutte riportate permettendo al lettore di immedesimarsi e prendere coscienza della forza della natura con le sue stagioni e i suoi pericoli) dato che l'autore si è dovuto procacciare da amngiare da solo e trovare strategie per riscoaldarsi durante i lunghi inverni, ed insieme una testimonianza all'umanità: l'uomo riesce a vivere anche in condizioni di povertà materiale, e anzi, da queste può trarre una maggior felicità imparando ad apprezzare maggiormente le piccole cose.
Tuttavia non è solo una semplice testimonianza a favore della Natura, tanto da nominare Thoreau un precursore dell'ecologia moderna, ma è anche pura poesia in cui Walden fa da Musa ispiratrice.
Vi riporto qui di seguito uno dei passi più belli e poetici:
"La terra non è un semplice frammento di storia morta, strato su stratosimile ai fogli di un libro, studiato soprattutto da geologi e antiquari, ma poesia vivente come le foglie di un albero, che precedono fiori e frutti, non una terra fossile ma una terra vivente; paragonata alla sua grande vita centrale, tutta la vita animale e vegetale è semplicemente parassitaria."
In mezzo a questi momenti di pura connessione con la natura e il suo evolvervi come una creatura viva, ci sono anche passaggi di denuncia verso l'uomo e la sua società industrializzata, come questo:
"Da quando ho lasciato quelle rive, i taglialegnale hanno devastate ancora di più, e ora per molti anni non ci saranno vagabondaggiper le navate del bosco, con occasionali panorami attraverso cui vedere l'acqua. Posso scusare la mia Musa se d'ora in poi resterà silenziosa. Come ci si può aspettare che gli uccelli cantino quando si tagliano i loro boschi?".
Quest'opera lascia il segno nel lettore perchè pone la natura e la sua importanza sotto una luce diversa che oggi il consumismo e la globalizzazione hanno cancellato.
Thoreau ci riporta indietro nel tempo, a quando l'uomo aveva ancora una connessione con la Natura che veniva rispettata e che ci riforniva di cibo, acqua, sole, riparo e benessere sufficiente per vivere bene.

Una favola a Manhattan - Alberto Ferreras

Questo libro nelle altre lingue s’intitola “B come Bella”, un titolo super azzeccato che in italiano cambia e diventa una stupidata perché non c’è nessuna favola qui.
Questo romanzo è bello, bellissimo. Un romanzo che ogni donna dovrebbe leggere perché riesce a farti sentire bene con te stessa, con il tuo corpo e con gli altri.
Non è la classica storia d’amore (quella c’è ma arriva alla fine). In realtà è una storia d’amore che la protagonista ha con se stessa, in un certo senso.
Lei è Bella, ma si fa chiamare B, perché Bella le sembra una presa per i fondelli, dato che lei si sente brutta e si detesta. Non vede nulla di bello in se stessa e anche gli altri, secondo lei, la disprezzano. Ha questa consapevolezza e in un certo senso questa rassegnazione le giustifica il fatto di essere trattata malissimo anche dai suoi colleghi, la sua amica e la sua capa.
Non importa quanto sei brava nel tuo lavoro, ma se sei brutta non vali niente. Questo è il succo.
Un giorno però incontra una donna russa, affascinante e sicura di sé, che le offre un lavoro come confortatrice professionale. Questo non significa che deve prostituirsi, ma solo che deve rendere il suo corpo disponibile per dare conforto.
Difficile per una che detesta il proprio aspetto. Eppure Madame Sokolov crede in lei.
Inizia così un lungo e difficile ma esilarante e simpatico percorso in cui Bella dovrà iniziare ad accettarsi e ad amarsi, in cui degli uomini la veneranno per le cose più inusuali ma anche le più assurde.
I preziosi consigli di Madame Sokolov sono le vere perle del romanzo. Questa donna è un guru e non può non suscitare un’ammirazione infinita da parte del lettore.
Ma anche Bella riesce a entrare nel cuore femminile perché le sue paure e le sue insicurezze sono le stesse di tutte noi e immedesimarsi in lei diventa facilissimo, tanto da sentire di aver quasi perso un’amica alla fine del libro.

Il problema è che ti amo

Non vi nego che mi aspettavo molto di più da questo romanzo, dato che adoro quest’autrice.
Questo non significa che sia insipido o che ve lo sconsigli, ma solo che se cercate una lettura ricca di colpi di scena, avvincente o da batticuore, allora questo romanzo non fa per voi.
Il ritmo è molto lento, anche se quasi mai noioso, incentrato tutto sull’evoluzione psicologica di Mallory e un po’ di Rider, due ragazzi che si ritrovano al liceo insieme dopo quattro anni senza vedersi.
In realtà i due hanno un intero passato condiviso nella stessa casa famiglia dove sono stati vittime di soprusi, violenze, condizionamenti psicologici terribili (tra cui quello che spinge sempre Mallory a non far rumore e che le causa molti problemi a parlare e a stare a contatto con gli altri, tanto che Rider la chiama Pesce).
Dopo un gravissimo incidente, Mallory viene portata via da quella famiglia da piccola e trova persone meravigliose che decidono di adottarla, ma Rider sparisce dalla sua vita, proprio colui che ha preso botte per lei, che la difendeva da tutto e da tutti, che la proteggeva nonostante fosse così piccolo, ma che alla fine ha vissuto una giovinezza intera pieno di sensi di colpa per non aver fatto di più per Mallory e rassegnato dalla consapevolezza che nessuno lo vorrà mai.
Il dolore, le difficoltà a relazionarsi, fare qualsiasi cosa che noi consideriamo normale ma che per Mallory sono cose difficilissime come il semplice salutare, il superare certi traumi fanno da padrone in tutto il romanzo.
Questo non è un romanzo d’amore ma di crescita personale, quindi tutto ruota su questo, sulle piccole vittorie e sconfitte quotidiane di Mallory, sul ritrovamento del suo caro amico e del suo rapporto con i genitori adottivi che non vuole deludere.

La figlia dell'aggiustaossa - Amy Tan

Amy Tan, La figlia dell’aggiustaossa
Resoconto dell’incontro del l’8 novembre 2018
Il libro ripercorre la vita di tre generazioni di donne, una saga familiare dunque che propone al lettore un salto temporale e culturale notevole, dal presente al passato e dagli Stati Uniti d’America alla Cina rurale durante l’invasione giapponese. Ruth, giovane donna con una carriera ben avviata come editor e un rapporto difficile con la madre, riprende in mano un manoscritto/diario scritto in cinese nel quale scopre i fatti salienti e misteriosi che hanno portato Luling, sua madre, a diventare esageratamente spigolosa e succube delle più svariate superstizioni. Il racconto si snoda attraverso una trama molto fitta e densa di fatti storici importanti, di ritrovamenti archeologici di rilievo come l’uomo di Pechino, di costumi e pratiche ancestrali come le ossa oracolari e il loro uso, di produzioni artigianali specifiche come i bastoncini d’inchiostro…. insomma un miscuglio di elementi tra cui navigare a vista per non perdere la direzione. Un romanzo affollato di personaggi dalle caratteristiche più disparate: la nonna di Ruth, “Preziosa zietta”, donna deturpata da un incidente che vive nascondendo alla figlia di essere sua madre la quale viene a scoprirlo solo successivamente alla sua tragica morte; l’anziano traduttore del manoscritto, uomo sapiente, che nutre una simpatia particolare per Luling apprezzandone le molte qualità sebbene esse siano leggermente appannate da un Alzheimer incipiente; Art, il compagno americano di Ruth che cerca di recuperare il loro rapporto cercando una soluzione condivisa alle difficoltà abitative e di gestione della malattia di Luling. L’autrice trasporta il lettore all’interno di rapporti complessi in cui il passato diventa riserva a cui attingere continuamente per determinare e delineare il presente con il suo carico di soffocanti maledizioni, di credenze popolari e di paure irrazionali, ma anche di rapporti indissolubili, autentici legami d’amicizia e un insondabile amore materno. E infine l’identità, grande protagonista del racconto, negata, riconosciuta, desiderata, tassello mancante che rende impossibile vivere finché tutto non viene svelato, compreso, accettato ma che rende i protagonisti parte di un percorso, di una famiglia, di legami indivisibili. Il finale favolistico sembra voler ammorbidire un romanzo che richiede grande concentrazione, nel quale la scrittura appare la via per liberarsi e liberare, per abbattere muri e sciogliere le forze attinenti al futuro.

Gruppo di lettura della biblioteca di Saint Vincent

E' stato creato un gruppo di lettura a Saint Vincent. Ci si incontra in genere l'ultimo lunedì del mese per discutere di un libro proposto a turno da uno dei membri del gruppo. Il libro di questo mese è "Evelina e le fate". Se qualcuno di zona fosse interessato può contattare la biblioteca di Saint Vincent o rispondere su questa chat.

Desiderata

Non trovo in catalogo il testo "Di corpo in corpo" di Fantauzzi, di cui avevo sentito parlare tempo fa. Vi ha collaborato peraltro un'operatrice sanitaria valdostana.