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Gli ultimi messaggi del Forum

Noi saremo tutto - Valerio Evangelisti

Un romanzo storico supportato certamente da una grande ricerca. Racconta l'ambiente sindacale dei porti americani a inizio '900 ma non solo: c'è il tipico immigrato italiano di stampo mafioso, la corruzione, il comunismo e l'ambizione a condizioni di lavoro migliori. Il protagonista incarna quanto di peggio si possa immaginare: corrotto, violento e senza scrupoli (se non il suo portafoglio), attratto dalle donne in modo depravato e crudele anche con le persone a lui più prossime. Girando le pagine, difficile dire se il lettore aspetta una nuova perversione o una meritata punizione... Un personaggio un po' al limite, che nessuno può amare ma riesce malignamente ad incuriosire.
Purtroppo io, poco avvezza al genere e poco interessata nei temi trattati, ho trovato questo romanzo molto lungo e pesante, finendo per sfogliarne svogliatamente la seconda metà senza. Evangelisti è comunque riuscito a trasmettermi i contorni e i colori di un'epoca e di un ambiente che non conoscevo.

Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia

Ciò che inferno non è, Alessandro D’Avenia
Dall’incontro del 10 giugno 2021

D’Avenia ambienta il suo romanzo a Palermo, nel quartiere Brancaccio, si tratta di un racconto realistico, crudo nella sua infinita drammaticità, una storia di periferia, la stessa in cui si muove con energia don Pino Puglisi. L’opera è un tributo a don Pino, un uomo mite, ma determinato, con una forte vocazione educativa, sia come insegnante di liceo, dove applica un suo metodo pedagogico, che come parroco, impegnato nella cura dei giovani emarginati delle periferie palermitane. Il libro racconta di una società lacerata: da un lato i quartieri benestanti, luoghi in cui i giovani possono vivere, nutrire speranze e progettare un futuro; dall’altra, spazi degradati in cui la mafia spadroneggia, comanda, decide e non perdona, un territorio dove dilaga la violenza, apparentemente senza possibilità di riscatto. Ma il romanzo lancia un messaggio di speranza, di fiducia nella possibilità di cambiamento, la voce narrante spiega che il bene dentro, come un seme, può superare il degrado e germogliare. L’autore dimostra di conoscere molto bene le tematiche sociali del quartiere e le illustra senza sconti: il pregiudizio, l’omertà, le condizioni dei più fragili, l’assenza delle istituzioni e dei servizi essenziali. I personaggi che compongono il quadro narrativo sono ben descritti e caratterizzati, come in uno spartito musicale tutto è ben disposto e ordinato, arricchito da un utilizzo delle metafore estremo, ma efficace, unito a un largo uso di forme retoriche nella descrizione di sentimenti, spazi, colori e ambiente che ne amplificano il messaggio. Il personaggio principale, insieme a don Puglisi, è Federico (alter ego dell’autore), uno studente della Palermo benestante con un amore sfrenato per la letteratura, che decide di trascorrere una parte del suo tempo libero al fianco del suo insegnante di religione per operare come volontario. Un percorso che porterà Federico ad aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda e a discernere tra il superfluo e l’essenziale, a prendere decisioni forti, anche contro il desiderio della famiglia, in un percorso di formazione che non lascia spazio all’ambiguità. Un romanzo che offre molti spunti di riflessione e che si prefigge un palese intento educativo, alla ricerca di quel che resta di umano in condizioni difficili, alla ricerca di “Ciò che inferno non è”…

Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia

Ciò che inferno non è, Alessandro D’Avenia
Dall’incontro del 10 giugno 2021

D’Avenia ambienta il suo romanzo a Palermo, nel quartiere Brancaccio, si tratta di un racconto realistico, crudo nella sua infinita drammaticità, una storia di periferia, la stessa in cui si muove con energia don Pino Puglisi. L’opera è un tributo a don Pino, un uomo mite, ma determinato, con una forte vocazione educativa, sia come insegnante di liceo, dove applica un suo metodo pedagogico, che come parroco, impegnato nella cura dei giovani emarginati delle periferie palermitane. Il libro racconta di una società lacerata: da un lato i quartieri benestanti, luoghi in cui i giovani possono vivere, nutrire speranze e progettare un futuro; dall’altra, spazi degradati in cui la mafia spadroneggia, comanda, decide e non perdona, un territorio dove dilaga la violenza, apparentemente senza possibilità di riscatto. Ma il romanzo lancia un messaggio di speranza, di fiducia nella possibilità di cambiamento, la voce narrante spiega che il bene dentro, come un seme, può superare il degrado e germogliare. L’autore dimostra di conoscere molto bene le tematiche sociali del quartiere e le illustra senza sconti: il pregiudizio, l’omertà, le condizioni dei più fragili, l’assenza delle istituzioni e dei servizi essenziali. I personaggi che compongono il quadro narrativo sono ben descritti e caratterizzati, come in uno spartito musicale tutto è ben disposto e ordinato, arricchito da un utilizzo delle metafore estremo, ma efficace, unito a un largo uso di forme retoriche nella descrizione di sentimenti, spazi, colori e ambiente che ne amplificano il messaggio. Il personaggio principale, insieme a don Puglisi, è Federico (alter ego dell’autore), uno studente della Palermo benestante con un amore sfrenato per la letteratura, che decide di trascorrere una parte del suo tempo libero al fianco del suo insegnante di religione per operare come volontario. Un percorso che porterà Federico ad aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda e a discernere tra il superfluo e l’essenziale, a prendere decisioni forti, anche contro il desiderio della famiglia, in un percorso di formazione che non lascia spazio all’ambiguità. Un romanzo che offre molti spunti di riflessione e che si prefigge un palese intento educativo, alla ricerca di quel che resta di umano in condizioni difficili, alla ricerca di “Ciò che inferno non è”…

Ciò che inferno non è

Ciò che inferno non è, Alessandro D’Avenia
Dall’incontro del 10 giugno 2021

D’Avenia ambienta il suo romanzo a Palermo, nel quartiere Brancaccio, si tratta di un racconto realistico, crudo nella sua infinita drammaticità, una storia di periferia, la stessa in cui si muove con energia don Pino Puglisi. L’opera è un tributo a don Pino, un uomo mite, ma determinato, con una forte vocazione educativa, sia come insegnante di liceo, dove applica un suo metodo pedagogico, che come parroco, impegnato nella cura dei giovani emarginati delle periferie palermitane. Il libro racconta di una società lacerata: da un lato i quartieri benestanti, luoghi in cui i giovani possono vivere, nutrire speranze e progettare un futuro; dall’altra, spazi degradati in cui la mafia spadroneggia, comanda, decide e non perdona, un territorio dove dilaga la violenza, apparentemente senza possibilità di riscatto. Ma il romanzo lancia un messaggio di speranza, di fiducia nella possibilità di cambiamento, la voce narrante spiega che il bene dentro, come un seme, può superare il degrado e germogliare. L’autore dimostra di conoscere molto bene le tematiche sociali del quartiere e le illustra senza sconti: il pregiudizio, l’omertà, le condizioni dei più fragili, l’assenza delle istituzioni e dei servizi essenziali. I personaggi che compongono il quadro narrativo sono ben descritti e caratterizzati, come in uno spartito musicale tutto è ben disposto e ordinato, arricchito da un utilizzo delle metafore estremo, ma efficace, unito a un largo uso di forme retoriche nella descrizione di sentimenti, spazi, colori e ambiente che ne amplificano il messaggio. Il personaggio principale, insieme a don Puglisi, è Federico (alter ego dell’autore), uno studente della Palermo benestante con un amore sfrenato per la letteratura, che decide di trascorrere una parte del suo tempo libero al fianco del suo insegnante di religione per operare come volontario. Un percorso che porterà Federico ad aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda e a discernere tra il superfluo e l’essenziale, a prendere decisioni forti, anche contro il desiderio della famiglia, in un percorso di formazione che non lascia spazio all’ambiguità. Un romanzo che offre molti spunti di riflessione e che si prefigge un palese intento educativo, alla ricerca di quel che resta di umano in condizioni difficili, alla ricerca di “Ciò che inferno non è”…

Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia

Ciò che inferno non è, Alessandro D’Avenia
Dall’incontro del 10 giugno 2021

D’Avenia ambienta il suo romanzo a Palermo, nel quartiere Brancaccio, si tratta di un racconto realistico, crudo nella sua infinita drammaticità, una storia di periferia, la stessa in cui si muove con energia don Pino Puglisi. L’opera è un tributo a don Pino, un uomo mite, ma determinato, con una forte vocazione educativa, sia come insegnante di liceo, dove applica un suo metodo pedagogico, che come parroco, impegnato nella cura dei giovani emarginati delle periferie palermitane. Il libro racconta di una società lacerata: da un lato i quartieri benestanti, luoghi in cui i giovani possono vivere, nutrire speranze e progettare un futuro; dall’altra, spazi degradati in cui la mafia spadroneggia, comanda, decide e non perdona, un territorio dove dilaga la violenza, apparentemente senza possibilità di riscatto. Ma il romanzo lancia un messaggio di speranza, di fiducia nella possibilità di cambiamento, la voce narrante spiega che il bene dentro, come un seme, può superare il degrado e germogliare. L’autore dimostra di conoscere molto bene le tematiche sociali del quartiere e le illustra senza sconti: il pregiudizio, l’omertà, le condizioni dei più fragili, l’assenza delle istituzioni e dei servizi essenziali. I personaggi che compongono il quadro narrativo sono ben descritti e caratterizzati, come in uno spartito musicale tutto è ben disposto e ordinato, arricchito da un utilizzo delle metafore estremo, ma efficace, unito a un largo uso di forme retoriche nella descrizione di sentimenti, spazi, colori e ambiente che ne amplificano il messaggio. Il personaggio principale, insieme a don Puglisi, è Federico (alter ego dell’autore), uno studente della Palermo benestante con un amore sfrenato per la letteratura, che decide di trascorrere una parte del suo tempo libero al fianco del suo insegnante di religione per operare come volontario. Un percorso che porterà Federico ad aprire gli occhi sulla realtà che lo circonda e a discernere tra il superfluo e l’essenziale, a prendere decisioni forti, anche contro il desiderio della famiglia, in un percorso di formazione che non lascia spazio all’ambiguità. Un romanzo che offre molti spunti di riflessione e che si prefigge un palese intento educativo, alla ricerca di quel che resta di umano in condizioni difficili, alla ricerca di “Ciò che inferno non è”…

Sexus animalus - Emmanuelle Pouydebat

La natura è variegata e fantasiosa più di quanto ci si possa... immaginare. Belle le strutture anatomiche disegnate con delicatezza in bianco e nero. Ancora più interessanti sono i comportamenti descritti, inerenti la sfera sessuale animale: col rischio di fare pericolosi paragoni con la specie umana. Brava l'illustratrice, sembra di aprire un libro di fiabe!

La finestra di fronte [VIDEOREGISTRAZIONE] - regia: Ferzan Özpetek

Pellicola intensa di Ozpetek che, ancora una volta, ci porta nei risvolti e nei conflitti interni all'anima umana. Un dramma che a tratti è commedia, condito da tanto affetto e un'umanità variegata da riscoprire attraverso la protagonista, che vi troverà motivo per andare avanti nella vita. Grande Serra Yilmaz.

Il tè è sempre una soluzione - Alexander McCall Smith

Che cosa accade se un docente di Medicina legale, autore anche di libri per bambini, si mette a scrivere romanzi gialli? Accade che i libri risultano intriganti, lievi e divertenti. L'ambientazione di questa e delle altre storie della detective donna Precious Ramotswe è lo stato del Botswana (dove l'autore ha vissuto) dà un tocco di esotismo al romanzo e apre un'interessante finestra su paese.

Middle England - Jonathan Coe

Middle England, Jonathan Coe

Dall’incontro del 13 maggio 2021

Il libro propone un affresco dell’Inghilterra contemporanea e ripercorre i principali e forse più significativi eventi della vita pubblica in Gran Bretagna dal 2010 al 2018 mostrando come questi impattino sulla vita dei Trotter e dei loro conoscenti e amici. Sotto i nostri occhi sfilano il primo governo di coalizione di tutta la storia britannica, le rivolte del 2011, i Giochi olimpici del 2012 e il referendum per la Brexit del 2016 (e per vedere come finirà aspettiamo il prossimo romanzo), mentre i personaggi vivono lutti, amori, separazioni e matrimoni e affrontano difficoltà relazionali, lavorative e giudiziarie. Le vicende dei Trotter sono godibili anche da chi non li avesse conosciuti dai romanzi precedenti, che qualcuno ha manifestano il desiderio di leggere, sebbene la maggioranza abbia trovato questo romanzo un po’ troppo lungo e sbrodolato… che ci sia qualcosa di autobiografico nella figura del prolisso scrittore Benjamin? Anche qui sovrabbondano i riferimenti musicali, tanto da portarci ad iniziare e chiudere il nostro incontro online sulle note di Adieu to old England adieu di S. Collins, una malinconica ballata sui bei tempi andati, custodi di una più prospera e vera “inglesità”. Sebbene il libro non appaia così comico come viene presentato, non manca di alcuni momenti esilaranti di perfetto humor inglese. I personaggi sono ben definiti, anche se tutto l’insieme manca un po’ di luce e calore, perfettamente in linea con il clima inglese. L’autore dimostra comunque una grande padronanza della parola scritta e proprio grazie ad un grande esercizio di stile riesce a tenere legato dalla prima all’ultima parola anche il lettore non proprio entusiasta, appassionando gli uni alle vicende personali dei protagonisti e gli altri alla rappresentazione dall’interno della vita sociale e politica dell’Inghilterra contemporanea.