Lo storico Lino Colliard, nel suo volume “Vecchia Aosta” del 1986, riportava il commento di un turista inglese dell’Ottocento, che definiva Aosta come “une Venise en miniature”, riferendosi ai numerosi corsi l’acqua che la attraversavano: la Dora Baltea e i due torrenti  Buthier e Clos Neuf,  e i canali detti Rives o Rus, che traevano origine dalla Mère des Rives alimentata dal Buthier (Rive du Bourg, Rive de la Ville),  con tutte le relative diramazioni. Le canalizzazioni erano certamente fondamentali per l’irrigazione dei prati e  degli orti, e per le attività che richiedevano l’energia dell’acqua per funzionare (mulini, forge, segherie ecc.).   

Invece la costante opera di scavo provocata dall’acqua della Dora e del Buthier produceva sempre gravi danni ai territori invasi durante le alluvioni e soprattutto “corrodeva incessantemente li beni prativi e coltivi” come si legge in un progetto di rifacimento delle opere di difesa spondale del 1764, conservato all’Archivio storico regionale, corredato da un disegno su carta telata, qui sotto riportata. Da anni infatti molti proprietari di questi terreni si erano rivolti al comune lamentando una situazione insostenibile, che si iniziò ad affrontare verso la metà del XVIII secolo. Uno dei progetti più significativi fu quello dell’arch. Felice Bruschetti, illustrato da questa tavola .

Legenda

Innanzitutto in questa carta, in basso a sinistra, vi è una  legenda, dove si citano:

-          Muraglie di cinta (muri romani) con una delle due porte verso sud nella cinta (detta Torre Beatrix)

Torre di Frajeur (attuale torre del Lebbroso) a valle della quale si intravvede la strada verso la Savoia (il colle del Piccolo San Bernardo)

Indice

  1. 1.      Fiume Dora e sue diramazioni
  2. Brachio verso mezzogiorno (braccio del fiume verso sud)

Dall’alto in basso le “rippe”, poi le isole in parte coltivate, e i beni più rovinati dalle acque ovvero:

  1. 3.      Alta rippa  
  2. 4.      Isole della città
  3. 5.      Beni corrosi, ora giara
  4. 6.      Ripparo proggettato
  5. 7.      Isola del Colombero
  6. 8.      Isola di Uberten sig.
  7. Escavazione da farsi

In questo particolare si raffigura il Pont Suaz (“Ponte sovra il fiume detto di Pontzuà”), uno dei punti dove furono effettuati i lavori di difesa dalle alluvioni.

La relazione, redatta e firmata dall’arch. Felice Bruschetti il 15 ottobre 1764,

descrive molto efficacemente la morfologia e l’evoluzione del territorio in questa zona. In lato c’è “un’alta rippa, munita di grosse rocce e di forte giarone (ghiaioni), formante un massiccio (…) contro il quale decorreva tempo fa l’intiero fiume”. Si sostiene poi l’urgenza dei lavori da farsi per via dei “gravissimi danni già subiti e gli imminenti ancora di maggior riguardo”. In particolare si sottolinea il pericolo di asporto della “fabbrica di mollino, altre volte polverera, appartenente allo Spedale” situata nei pressi del nuovo letto in cui la Dora scorre.   

Nella tavola è poi illustrato l’interessante proffilo dimostrativo della Barriera, palificata. E’ utile per capire come fossero costruite queste opere di difesa dalle acque: palizzate di legno “forte” ovvero larice, infisse sul fondo del fiume, legate tra loro da radici, traverse, assi, a formare, con l’uso di “ferramenta,  caviglie e chioderia” dei cassoni in legno riempiti di pietrame  (più piccolo verso l’esterno e, via via, di blocchi più grandi verso l’interno).

I lavori si fecero, ma non senza procurare a loro volta dei danni, forse imprevisti, nelle zone dove le opere realizzate spingevano le acque, che fino ad allora erano disperse in mezzo alle îles della città e, dopo i lavori, dirottate verso Gressan, Aymavilles, e, in genere, verso i paesi sulla destra orografica della Dora.

Nei fondi documentari dell’Archivio storico regionale sono ampiamente documentati i fatti successivi, le “plaintes” dei privati e delle comunità, i rilievi e i verbali di visita, i numerosi processi e le infinite discussioni in merito, durate ancora circa un secolo.