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Patagonia express - Luis Sepúlveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Patagonia express - Luis Sepulveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’Hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Treno di notte per Lisbona - Pascal Mercier

Treno di notte per Lisbona, Pascal Mercier

Resoconto dell’incontro del 19 gennaio 2017

Il romanzo scritto da Pascal Mercier pseudonimo di Peter Bieri, scrittore e filosofo, si inserisce stilisticamente nel filone della metanarrazione, il libro nel libro, dunque, scelta che permette all’autore di introdurre le proprie considerazioni e riflessioni e allo stesso tempo al lettore di partecipare allo svelarsi del mistero, in questo caso, degli scritti ritrovati. Il romanzo si svolge su due piani temporali in cui si dipanano due esistenze distinte: la vita di Gregorius, filologo, insegnante di lingue classiche a Berna, uomo di lettere, rigoroso e prevedibile e Amadeus Prado medico di Lisbona, scrittore, pensatore, uomo di grande cultura. La narrazione si svolge in tempi diversi, Gregorius si muove in un tempo recente, mentre Amadeu Prado tra il 1920 e il 1973, in Portogallo, sotto il regime di Salazar (1932-1968). Cosa unisce dunque i due uomini? Molti sono gli aspetti in cui si sfiorano i loro interessi culturali, tutto parte da un fuggevole incontro di Gregorius con una donna che proferisce un’unica parola: “Portugues”, termine che apre nell’anima e nella mente del rigoroso e prevedibile docente di lingue classiche uno spiraglio di soave poesia svelata da una sola parola pronunciata in una lingua calda e solare, la lingua portoghese. Gregorius si scuote dalla sua vita ordinaria e grazie a una serie di incontri imprevisti, attraverso i quali scopre il libro di Prado, trova il coraggio di lasciare tutto per inseguire un anelito di libertà e ritrovare se stesso sulle tracce dell’autore del libro. Nel viaggio di scoperta intrapreso da Gregorius, egli incontra tutti i protagonisti della vita di Prado, ormai scomparso, come in una tragedia greca dove sul palco s’illuminano man mano i personaggi che aggiungono un tassello al quadro che si va via via formando o come uno specchio in cui molti frammenti che lo compongono riflettono un’unica immagine, quella di Amadeu Prado. Molti sono i temi affrontati nel libro: la parola, limpida, lirica, ma anche abusata e così banalizzata; la libertà di pensiero che slega l’uomo dal giogo della divinità; la vita, quando si può considerare veramente vissuta? L’autore dà vita a un romanzo potente, intelligente, profondo, uno sguardo intimo e interiore di grande portata, molte sono le definizioni sublimi, dalla solitudine alla delusione, alla bellezza. Un romanzo denso, introspettivo, elevato in quanto ad analisi e messaggio.

Un cuore così bianco - Javier Marías

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Un cuore così bianco - Javier Marias

Javier Marias, Un cuore così bianco
Resoconto dell’incontro del 15 dicembre 2015
Il romanzo di Marias, inizia con un fatto doloroso, il suicidio di una giovane sposa, apparentemente inspiegabile, ma che sarà il filo conduttore di tutta la trama, la quale non rivela, fino quasi alla fine del testo, le motivazioni di un gesto così estremo. Il protagonista osserva la propria vita in modo distaccato, distante, dando a ogni rapporto umano che lo coinvolge un’interpretazione sfaccettata, plurale, ma anche facendone un’analisi descrittiva pignola e quasi ossessiva. Lo stile della narrazione è lento e ripetitivo. I personaggi sono tutti di spessore con personalità forti che si distinguono dalla massa. Ognuno porta in sé dei segreti, delle parti oscure che è importante non rivelare per non perdere l’apparente equilibrio sociale. I segreti inconfessabili, soprattutto quelli di famiglia, hanno un peso sulle generazioni successive, le quali percepiscono comunque l’esistenza di qualcosa di non detto, che aleggia pesantemente e che non si può ignorare. Ma ecco che Marias assegna alla moglie del protagonista, Luisa, il ruolo di colei che svelerà il segreto di famiglia, colei che farà da tramite, proprio perché elemento estraneo, tra il marito e il padre. Il romanzo, interessa il lettore per le sue acute indagini psicologiche che portano alla luce i malesseri interiori dei personaggi, la loro fragilità e le loro responsabilità.
Il filo che sembra legare tutta l’opera è l’ascolto, un ascolto silenzioso e attento a ogni piccolo rumore di sottofondo, che rivela più di quel che effettivamente il protagonista sente, e che si trasforma in momenti di vita altrui immaginata e dipinta secondo il soggettivo sentire del protagonista.

Caduto fuori dal tempo

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

Caduto fuori dal tempo - David Grossman

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

Caduto fuori dal tempo - David Grossman

David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.
L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…
L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.
Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.

La bambina di neve - Eowyn Ivey

Eowyn Ivey, La bambina di neve
Resoconto dell'incontro del 13 ottobre 2016

L'autrice prende spunto da una nota fiaba russa e, collocandola in un contesto molto simile, quello delle sconfinate terre dell'Alaska, ne plasma il contenuto adattandolo ai personaggi e ai luoghi da lei ben conosciuti. Una coppia senza figli, in un momento di gioia creativa, modella un pupazzo di neve e, da quel momento, una bambina vestita di bianco/azzurro compare tra gli alberi e si avvicina a loro: sarà nata dal ghiaccio? Oppure arrivata da lontano? Il romanzo non svela mai del tutto la provenienza di Pruina, la bambina di neve, una piccola fata dei boschi che si aggira nei dintorni della casa dei coniugi circondata dai più svariati animali e accompagnata da una fedele volpe dal pelo fulvo. Mabel, la protagonista, desiderosa di maternità, l' adotta cercando di portare questa creatura nella realtà, ma la bambina scappa, scivola e scompare ogni volta che a Mabel pare di averla afferrata, vive nei boschi, libera da vincoli e da lacci, sola, immersa nella natura selvaggia. L'ambiente naturale si palesa fin dalle prime pagine, aspro, potente e duro; solo la solidarietà, l'amicizia vera permette ai protagonisti di sopravvivere in tali condizioni. L'autrice descrive il freddo senza mai farlo sentire veramente, porta il lettore in un'atmosfera piacevole, balsamica, seppur difficile. In quella terra estrema i coniugi Mabel e Jack si ritrovano, ritornano alla vita dopo il dolore per la perdita del loro unico figlio; paradossalmente la durezza del luogo li riavvicina, i ruoli si invertono, si scambiano, si uniscono ancora di più in una fusione che è un tutt'uno con il luogo che li ha accolti... o respinti? Il mondo fantastico e fiabesco del racconto si nutre delle immagini vibranti della fiaba, con le quali l'autrice si propone di raggiungere quel luogo nascosto e palpitante racchiuso in ognuno di noi, la nostra più nascosta interiorità. E, come nelle fiabe, il racconto di Eowyn Ivey va accolto nelle sue vivide immagini. Per creare bisogna prima immaginare...e proprio l'incantesimo che permea tutto il libro lascia il lettore sospeso tra sogno e realtà.

Nemesi - Philip Roth

Philip Roth, Nemesi
Resoconto dell'incontro del 12-05-2016

Il romanzo di Roth, si apre con una ricca e completa descrizione di una città americana: Newark, situata sulla costa Est degli Stati Uniti, vicino a NewYork. Il protagonista è un ragazzo di 23 anni, Bucky Cantor, fisico atletico, sani principi, fa l'animatore nel quartiere ebraico della città durante il periodo estivo di un anno particolare, il 1944. La guerra imperversa nel mondo mentre a Newark si affaccia prepotentemente una grande tragedia: il virus della polio colpisce impietoso mietendo vittime tra i piccoli del campo estivo prima di diffondendosi ovunque come un nemico invisibile e proprio per questo ancora più minaccioso. Il protagonista, con i propri tormenti e le proprie vicissitudini ci pone di fronte a grandi temi: il senso del dovere, che non deve mai venire meno e che, vissuto nel modo più intransigente, impedisce a Bucky di accettare l'amore della sua ragazza dopo essere stato colpito dalla polio, amore che sente di dover rifiutare per “salvarla” da una vita difficile e che lo condanna alla solitudine; la natura di Dio, che Bucky interroga ogni giorno, chiedendosi perché non intervenga a fermare la pestilenza, un Dio impetoso e distratto dunque? O un Dio inerme? Roth lascia aperta ogni possibilità, come un corridoio su cui si affacciano più porte, più risposte trovano spazio nel romanzo, a ognuno la propria; la malattia, la polio, affrontata in ogni modo possibile, con la paura, con il coraggio, con la fuga, con lucidità o con disperazione. Roth plasma il suo personaggio che conduce ora sugli altari per la sua moralità, la sua purezza, la sua rettitudine, lo fa divenire quasi un dio, e poi, lo conduce giù in una discesa autodistruttiva inarrestabile che lo porta fin nella polvere... quasi ad intimare al lettore che è necessario vigilare, e impegnarsi, perché nulla è conquistato nella vita, nulla dà certezze. Nemesi, la dea, tutto dà e tutto toglie, in un attimo la punizione può giungere, inaspettata e tremenda. Roth, con una scrittura scorrevole e semplice, cattura il lettore, lo rende partecipe dei fatti, dei sentimenti, anche creando e riproponendo continuamente l'attesa, lo guida attraverso la parola che usa con leggerezza pur a trattare temi difficili, la parola che la sua scrittura rende sacra e che riesce a delineare una vera e propria anatomia dell'anima umana, con naturalezza, con lucidità e anche con un gesto di pietà nel ricordare, nelle ultime righe, la bellezza eroica di Bucky intento al lancio del giavellotto.

Nemesi - Philip Roth

Philip Roth, Nemesi
Resoconto dell'incontro del 12-05-2016

Il romanzo di Roth, si apre con una ricca e completa descrizione di una città americana: Newark, situata sulla costa Est degli Stati Uniti, vicino a NewYork. Il protagonista è un ragazzo di 23 anni, Bucky Cantor, fisico atletico, sani principi, fa l'animatore nel quartiere ebraico della città durante il periodo estivo di un anno particolare, il 1944. La guerra imperversa nel mondo mentre a Newark si affaccia prepotentemente una grande tragedia: il virus della polio colpisce impietoso mietendo vittime tra i piccoli del campo estivo prima di diffondendosi ovunque come un nemico invisibile e proprio per questo ancora più minaccioso. Il protagonista, con i propri tormenti e le proprie vicissitudini ci pone di fronte a grandi temi: il senso del dovere, che non deve mai venire meno e che, vissuto nel modo più intransigente, impedisce a Bucky di accettare l'amore della sua ragazza dopo essere stato colpito dalla polio, amore che sente di dover rifiutare per “salvarla” da una vita difficile e che lo condanna alla solitudine; la natura di Dio, che Bucky interroga ogni giorno, chiedendosi perché non intervenga a fermare la pestilenza, un Dio impetoso e distratto dunque? O un Dio inerme? Roth lascia aperta ogni possibilità, come un corridoio su cui si affacciano più porte, più risposte trovano spazio nel romanzo, a ognuno la propria; la malattia, la polio, affrontata in ogni modo possibile, con la paura, con il coraggio, con la fuga, con lucidità o con disperazione. Roth plasma il suo personaggio che conduce ora sugli altari per la sua moralità, la sua purezza, la sua rettitudine, lo fa divenire quasi un dio, e poi, lo conduce giù in una discesa autodistruttiva inarrestabile che lo porta fin nella polvere... quasi ad intimare al lettore che è necessario vigilare, e impegnarsi, perché nulla è conquistato nella vita, nulla dà certezze. Nemesi, la dea, tutto dà e tutto toglie, in un attimo la punizione può giungere, inaspettata e tremenda. Roth, con una scrittura scorrevole e semplice, cattura il lettore, lo rende partecipe dei fatti, dei sentimenti, anche creando e riproponendo continuamente l'attesa, lo guida attraverso la parola che usa con leggerezza pur a trattare temi difficili, la parola che la sua scrittura rende sacra e che riesce a delineare una vera e propria anatomia dell'anima umana, con naturalezza, con lucidità e anche con un gesto di pietà nel ricordare, nelle ultime righe, la bellezza eroica di Bucky intento al lancio del giavellotto.

Conoscerete la nostra velocità - Dave Eggers

Il viaggio intorno al mondo di due amici Will e Hand, apparentemente inutile e insensato, inizia già sulla copertina del libro, dove l'autore estende lo scritto facendo presagire fin dal principio la volontà di spingersi oltre le consuete, ordinarie possibilità artistiche. Dopo un inizio un po' pazzo e irreale, si delinea piano piano la trama del romanzo nel quale i due partono, completamente sprovveduti, per un percorso di una settimana in cui distribuiscono, in modo casuale, una grossa somma di denaro imprevista e forse immeritata. Ma per quale motivo? L'autore lo lascia trasparire poco a poco raccontando la grande sofferenza che permea la loro vita dopo la perdita di un loro caro amico Jack, un fratello, un compagno di avventura, un ragazzo che sognava, come loro, un'altra vita, libera, ricca di umanità, di condivisione, comunque diversa dai loro vissuti d'infanzia, fatti di carenze affettive e situazioni complicate. Il ritmo del romanzo, a differenza di quanto prefigura il titolo, è lento, si ripete, obbliga il lettore a meditare, a cercare nelle immagini di Will la profondità dell'esistenza, il significato di cercare la strada giusta per elaborare il lutto, ma anche per darsi delle motivazioni valide per proseguire nella vita, delle ragioni sensate per non sprofondare nella disperazione. Lungo la strada, che va dal Senegal, ai Paesi Baltici, al Marocco..., Will e Hand incontrano personaggi pittoreschi, paesaggi colorati, perseguono il loro intento di “scaricare” attraverso la donazione, le loro pene. In modo anche ironico Eggers affronta l'insensatezza della vita attuale, della società dei consumi contrapponendovi l'amicizia vera, il bisogno di esserci come uomini, rallentando o correndo per alleggerirsi di ogni peso.

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