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Il giovane Holden
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Salinger, Jerome David

Il giovane Holden

Torino : Einaudi, copyr. 1961

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Gaia ZAPPIA
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“Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che io nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità. Primo, è roba che mi annoia, e secondo, ai miei gli verrebbe un paio di ictus a testa se andassi in giro a raccontare i fatti loro. …”. Si apre così “Il giovane Holden”, uno di quei romanzi di cui, volente o non volente, avrai sentito o letto il titolo almeno una volta nella vita senza la più pallida idea di che cosa racconti. Mi trovo piuttosto in difficoltà nell’esprimere un mio parere al riguardo, ma un po’ di cose posso dirle sebbene non ci sia nessun filo logico a unirle.
Innanzitutto, già dalla prima pagina sono rimasta piuttosto sconcertata – in positivo – dallo stile. Mi aspettavo una maggiore complessità, un linguaggio più ricercato, qualcosa di noioso, sinceramente. Invece ho trovato il contrario più assoluto ed è stato un sollievo poter leggere una storia piacevole senza troppi sforzi.

Il racconto inizia con Holden che lascia la scuola avventurandosi per le strade di New York, dove incontrerà i personaggi più disparati e vivrà una serie di sfortunati eventi. Tali esperienze dovrebbero essere il succo del romanzo di formazione e riportare Holden verso la retta via, eppure il finale non mi è pienamente piaciuto perché non l’ho trovato abbastanza concludente. Si evince un cambiamento di Holden, è vero, però ho sentito lo stesso la mancanza di qualcosa. La parte centrale mi ha coinvolta in modo scostante, a volte molto e a volte poco, ma nel complesso “Il giovane Holden” è un romanzo che mi ha lasciato dentro un segno e che forse non avrei apprezzato ugualmente se al posto di Holden ci fosse stato qualcun altro: Holden è un personaggio facile da prendere in simpatia, il ritratto di un giovane che non sa ancora bene che cosa farne del proprio futuro, con dei pensieri e delle riflessioni esternamente realistici. C’è in lui qualcosa di vagamente romantico, nell’eccezione originale del termine: sensibile come pochi coetanei, cosciente della propria codardia, per tutta la storia nuota in una tristezza pressoché permanente e l’unica persona in grado di comprenderlo davvero sembra essere la sorellina Phoebe. È facile immedesimarvici e difficilmente potrà essere dimenticato.

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