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La compagnia dei Celestini
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Benni, Stefano

La compagnia dei Celestini

Milano : Feltrinelli, 1992

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Gaia ZAPPIA
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Due cose di questo libro possono dirsi oggettive:

è rocambolesco
è pesante.
La storia di base vede inizialmente un gruppo di bambini scappare da un orfanotrofio, con l’obbiettivo di partecipare al leggendario Campionato Mondiale e segreto di pallastrada (uno sport simile al calcio ma totalmente esente da scopi di lucro e fama, fondato su valori puri e sinceri). Quando la notizia del Campionato inizia però a diffondersi tra gli adulti essi ne vedono subito una fonte di profitto personale e cercheranno quindi di rintracciare i fuggitivi per poter documentare l’evento. Perché è rocambolesco? Perché è pesante?

È rocambolesco innanzitutto per la vastità di personaggi principali e secondari che offre: alla Compagnia dei Celestini si affiancano altre squadre, ai due preti si uniscono l’uomo più ricco della città, un giornalista, un fotografo, successivamente anche un generale, mentire in secondo piano abbiamo nove celebri pittori, un avido conte, l’entità sovrannaturale del Grande Bastardo, uno zio, uno studioso, un dj, il proprietario di una catena di hamburger, mucchi di belle ragazze,.. Tutti si muovono nell’immaginaria nazione di Gladonia, da Banessa fino a Rigolone Marina per poi tornare a Banessa, e non si muovono e basta ma parlano, fanno, suppongono, creano nuovi garbugli e muovono le tasselle di un gioco di cui essi stessi fanno parte, dato che tutta la vicenda ruota attorno a un’oscura profezia. Branchi di persone di ogni genere, credo e nazionalità che vengono riversati da una stessa scatola su un tappeto comune e con un profilo psicologico più o meno approfonditi. È un libro rocambolesco anche per la massiccia dose di fantasia che lo permea e che si tramuta in una satira dell’Italia. Gladonia altro non è infatti che lo stivale galleggiante, con la capitale ospitante la Grande Meringa e le coste balneari popolate dagli stessi turisti di Rigolone Marina. La satira non si limita però alla sola geografia e si protrae per tutte le pagine, in ogni azione, in ogni parola, in ogni descrizione, è il perno centrale della storia,è la pietra miliare e la morale.

È pesante, molto, perché Benni si lancia in lunghe digressioni fine a se stesse, lungi dallo sviluppo degli eventi, dedicando interi capitoli alle altre squadre di pallastrada o avanzando pesanti critiche che occasionalmente ho saltato per riuscire a terminare il libro, e che possono indurre invece a mollarlo a metà.

Alla trama A si aggiunge inoltre una sorta di trama B, che personalmente ho trovato affascinante quanto inquietante e disturbante. In una realtà parallela, in un luogo indefinito, in un tempo sconosciuto, tra personaggi non identificati, ci lega al mondo di Gladonia il personaggio di Occhio – di – gatto. Di lui sappiamo che faceva parte della Compagnia dei Celestini e risulta essere stato chiuso in riformatorio. Tuttavia Occhio – di – gatto è anche una delle forme in cui il Grande Bastardo può manifestarsi e numerose sono le altre citazioni che preferisco non rilevare, onde evitare eccessive anticipazioni.

Alla fine, quindi, cosa mi è rimasto? Una grande inquietudine dovuta al finale, l’amaro in bocca per il messaggio, la certezza di non poter facilmente scordarmi di questo libro.

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