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De brevitate vitae
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Seneca, Lucius Annaeus

De brevitate vitae

Milano : A. Mondadori, 2010

Abstract: Tra i dialoghi filosofici più famosi di Seneca, il De brevitate vitae venne composto probabilmente tra il 49 e il 55 d.C. ed è dedicato a Paolino, da identificarsi forse con il suocero del filosofo: un uomo dunque sufficientemente maturo per comprendere e apprezzare la profondità del messaggio senecano. Il tema trattato è di quelli che rimangono di perenne attualità: la fugacità del tempo e la brevità della vita. Che però, sostiene Seneca, appare tale solo a chi, non sapendone afferrare la vera essenza, si disperde in mille futili occupazioni. Di fronte a questa massa di occupati, assediati dalle proprie inutili attività, Seneca propone il suo modello umano, il saggio che si dedica all'otium, vivendo in prima persona l'alternativa etica alla società violenta dell'epoca neroniana e trovando nella riflessione filosofica il metodo per ristabilire l'equilibrio morale e recuperare la salute dello spirito; la conoscenza di sé diventa così il punto di partenza per dare un significato nuovo al proprio agire nel mondo e al suo valore sociale. Riappropriarsi del proprio tempo vuol dire dunque rivendicare con forza il diritto di riappropriarsi di se stessi, esercitando la forma più alta di libertà, di esperienza culturale e intellettuale, di una socialità che affratella gli uomini.

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Gaia ZAPPIA
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Quella che segue sarà una recensione piuttosto corta, sia perché il libro ha poche pagine, sia perché si tratta di una serie di riflessioni incentrata su un unico tema: l’utilizzo del tempo. Non essendo un romanzo è quindi difficile recensirlo, e più che altro esporrò la mia opinione sulla concezione del tempo secondo Seneca.

Innanzitutto, “De brevitate vitae” è il mezzo con cui Seneca condanna coloro che si lamentano della brevità della vita. Seneca sostiene infatti che la vita sia più che lunga e la percezione di brevità derivi dall’utilizzo sbagliato che ne facciamo. Troviamo quindi brevi capitoli in cui tale concetto viene ripetuto più volte, attraverso esempi di tempo sprecato, di personaggi celebri che non lo hanno adoperato adeguatamente, riflettendo sulla vicinanza della morte e via dicendo. La morale sostiene che una vita vissuta è una vita dedicata totalmente al sapere e in particolare allo studio della filosofia. Che ne penso? Personalmente mi piace apprendere nuove cose e indubbiamente la lettura ci permette di ampliare il tempo a nostra disposizione viaggiandovi avanti e indietro. Dedicarvici però tutta l’esistenza trascurando le relazioni umane, mi pare però decisamente eccessivo. Forse all’epoca di Seneca si trattava di una possibilità realizzabile, ma al giorno d’oggi è decisamente inattuabile.

Lo stile di Seneca è uno stile che richiama la sentenza: frasi brevi, esortative, a effetto [nota: mi sento come stessi come se stessi facendo una verifica]. L’ho apprezzato? Più o meno. Ogni tanto ho faticato a starvi dietro e confesso che spesso mi è parso pedante.

In conclusione? Boh… Mi avevano detto che era un bel libro, forse sono io che non mi ci sono approcciata nel modo giusto. Mi sento quasi in colpa. Comunque è ok, dai, contiene delle riflessioni interessanti!

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