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Gli ultimi messaggi del Forum

La morte mormora - Fabrizio Borgio

Il volume di Borgio è un noir avvincente ambientato tra le colline del Monferrato. Inquietanti avventure vengono affrontate con coraggio da un investigatore esperto di fenomeni paranormali che si confronta con riti e credenze del territorio. Romanzo godibilissimo che lascia intravvedere un substrato antropologico piemontese molto interessante. Molto divertente anche la presenza di personaggi valdostani.

Prenotazione

Buonasera,
Ho prenotato dei libri, alcuni non disponibili su scaffale, altri si..
Mi chiedevo, vengo avvisata al momento in cui posso ritirarli in biblioteca poiché rientrati?

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Un giorno perfetto - Melania G. Mazzucco

Il giorno perfetto, Melania Mazzucco
Resoconto dell’incontro del 11 maggio 2017

Il racconto della Mazzucco inizia con degli spari e per tutto il testo il lettore resta col fiato sospeso a cercare di capire cosa sia realmente accaduto. Si tratta di un romanzo corale, i protagonisti intervengono alternandosi, il lettore li segue nei loro pensieri, nei loro sentimenti ed emozioni. Il tutto si svolge nel giro di 24 ore, tempo in cui s’intrecciano le vite dei personaggi e i loro destini in una sorta di triste e logoro canovaccio. Si parla soprattutto di più famiglie fallite, coppie spente, disastri familiari da cui emergono le contrapposizioni, le menzogne, le rivendicazioni che coinvolgono tutti, figli compresi in un gioco alla rovina in cui si inseriscono vite frustrate e sogni infranti. La protagonista principale, Emma, su cui si proietta la scrittrice, è una donna sensuale e angosciata, che ha rinunciato ai propri sogni per amore e che ha capito tardi il grande errore commesso nell’amare Antonio, poliziotto, di cui la scrittrice ci restituisce un profilo psicologico folle e preciso, ambivalente al punto da proteggere l’onorevole Fioravanti, in qualità di capo-scorta, proprio mentre medita vendette contro l’ex moglie e programma l’uccisione dei propri figli. Un’altra coppia, l’onorevole e la giovane e annoiata moglie, figli dell’alta società ma non meno in difficoltà di relazione, non meno in odore di fallimento e d’infelicità, sono icone di una società distratta e malata. E poi, i figli, vittime di relazioni perse e privi di modelli edificanti, annaspano alla ricerca di se stessi e del loro posto nel mondo. In mezzo a tutto ciò, Roma, la città metropolitana, che la scrittrice descrive con dovizia di particolari partendo dai quartieri alti fino alle misere periferie, dai palazzi signorili ai grigi palazzoni scrostati, a sottolineare l’enorme diversità di aspettative e stili di vita in un’unica, profonda, sofferenza. La scrittrice ci propone un racconto chiaro, minuzioso, realistico, la scrittura è funzionale allo scopo di donare una testimonianza diretta della vita di ogni giorno nei sui risvolti più nascosti, più cupi. I temi trattati sono temi di cui purtroppo sentiamo parlare quotidianamente: la violenza sulle donne, la politica distratta e menzognera, l’amore espresso in modo fastidioso, sbagliato, malato, che non riesce a essere autentico e a donare serenità e pienezza. Nel complesso la scrittrice descrive molto bene i complicati stati d’animo dei personaggi in uno stile scorrevole, reso con parole forti che lasciano la loro impronta netta.

Patagonia express - Luis Sepúlveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Patagonia express - Luis Sepulveda

Patagonia express, Luis Sepulveda

Resoconto dell’incontro del 9 marzo 2017

Sepulveda conduce il lettore in questo viaggio nel Sud del mondo, in Patagonia, attraverso una serie di racconti brevi, dei veri e propri “flash” che in poche battute disegnano situazioni e storie. I racconti che fanno da sfondo al viaggio si muovono tra realtà e leggenda in un’atmosfera vera che stimola confidenze, fantasie, ricordi, proprio come una rappresentazione della linfa vitale di quel territorio aspro e dimenticato. I personaggi sono tratteggiati in modo veritiero, crudo, senza sconti; con le loro vite avventurose e stravaganti ai limiti del mondo essi rappresentano un tutt’uno con il territorio in cui vivono, come luci di vita che brillano nel nulla della Terra del fuoco che l’autore contrappone al brulichio impersonale delle città occidentali. Luoghi in cui il tempo scorre lento, forse perché non esiste? Si vive alla giornata e così ogni incontro acquisisce profondità, significato, nessuno è banale anche se molti sono casuali. Il territorio è descritto da chi ci vive e anche da chi, come l’autore, conosce bene quei luoghi, ne è parte integrante. Emerge, inoltre, la passione di Sepulveda per i temi ambientali e sociali che lo hanno visto impegnato in tutto l’arco della sua vita, una sensibilità e una denuncia descritte nel libro in modo semplice e diretto anche se a volte colpiscono per la crudezza delle immagini suscitate. E poi gli autori citati Chatwin e Coloane che l’Hanno preceduto nella conoscenza di quelle zone estreme dove si possono cogliere gli archetipi del mondo e se ne può meditare l’evoluzione. Racconti troppo brevi, appena abbozzati o racconti condensati e completi? Al lettore l’esperienza e il relativo riscontro sul testo che in ogni caso apre gli occhi su un mondo complesso al quale l’autore si avvicina con concetti potenti. Sepulveda riesce a trasmettere la propria capacità di meravigliarsi attraverso un mondo di immagini viventi.

La serata ha avuto un risvolto inaspettato, Ago e Annalisa, due assidui partecipanti al gruppo ci hanno fatto partecipi dei loro viaggi in quelle terre con ricordi e aneddoti. La meraviglia del gruppo è stata grande nell’aprire la cassetta dei ricordi di Agostino da cui sono spuntati: una bandiera del Cile, libri di viaggio, la sua “Moleskine” fatta a mano e tanti altri oggetti legati a quel particolare itinerario di viaggio.

Il mio mestiere è vivere la vita - Mogol

Confinare un giudizio su Mogol è una presunzione difficile da concedersi . Quello che mi sento di dire è , che anche in questo caso ,"l'emozione " arriva e ringrazio questo grande uomo per avere parlato di Se , del Suo lavoro , dei Suoi amici e detrattori con la massima sincerità , umanità ed umiltà.
Ancora grazie .

Le petit garçon - Philippe Labro

Un mots seulement: ennui. Mais juste beaucoup beaucoup beaucoup ennui. “Le petit garçon” du Labro semble né de l’union entre “Le garçon dans la pgiama rayé” et “Le plaisir“. Pendant la lecture se succèdent en fait descriptions lentes et redondants et dialogues au pensées de naïveté embarrassante.

Le protagoniste est ce petit garçon (l’auteur même, parce que “Le petit garçon” est un roman autobiographique) que habite dans une maison appelle “la Villa”, où beaucoup du juifs vont trouver un refuge. Ici termine tous ce qui j’ai compris.
Si j’ai n’ai pas donné le jugement minimum est pour la potentialité de l’histoire et pour le charme du facteur autobiographique, mais le style m’a fallu pour la haine plus profonde et rien, je m’estime pour l’avoir terminé.

L'asino d'oro - Apuleio

Leggere un libro latino, seppur tradotto in italiano, non è esattamente il sogno della stragrande maggioranza di studenti; spesso infatti associamo la lingua latina a qualcosa di morto, a qualcosa di noioso. In poche parole: libro latino = libro noioso.

Eccovi invece una serie di motivi per cui leggere “Asino d’oro”.

– Il fascino: è l’unico romanzo latino a esserci giunto perfettamente integro.

– La trama: il libro racconta la serie di avventure toccate al protagonista dopo essersi trasformato in niente meno che un asino.

– La struttura aperta: la metamorfosi di Lucio fa da sfondo e da filo rosso per tutto il romanzo, dato che nel corso della lettura vengono raccontate storie tra le più disparate (celeberrima quella di Amore e Psiche)

– Il personaggio di Lucio: in parte autobiografico, può offrire una riflessione sul vizio della curiosità e su ciò che può scaturirne se non viene tenuta a bada.

Confesso di essere rimasta maggiormente coinvolta all’inizio e alla fine, mentre nel mezzo non sempre sono riuscita a mantenere l’attenzione, inoltre inizialmente mi ha un po’ scioccata il tono decisamente esplicito. Non è però scritto in una maniera del tutto incomprensibile e spesso la lettura procede con un ritmo incalzante.

Si tratta comunque di un mattone e certamente non è una lettura semplice, tuttavia, per quanto possa sembrare Inverosimile, devo ammettere che complessivamente l’ho trovato un libro divertente… Anche perché le lunghissime, noiose e minuziose descrizioni le ho saltate a prescindere.

Fangirl - Rainbow Rowell

Non ricordo quando o come venni a conoscenza dell’esistenza di “Fangirl”, ma so per certo che da quel momento ho sempre desiderato leggerlo. Una protagonista che scrive FanFiction, che stravede per una saga, che sembra insomma il mio alter ego: cosa chiedere di più? Raimbow Rowell ha saputo conquistarmi già qualche anno fa con “Eleanor & Park – Per una volta nella vita” e anche questa volta la promuovo a pieni voti. Possiede infatti perfettamente tutte le qualità di un buon autore: sa ideare una trama originale e non scontata, racconta con uno stile fresco e incalzante, alternando commedia a dramma, affronta tematiche diverse tra loro in modo genuino e non forzato, crea personaggi in cui è facile immedesimarsi,… “Fangirl” incarna, almeno a mio parere, il modello da cui ogni libro dovrebbe attingere. Non pretende di impartire una morale, ma ci mostra uno spaccato di un mondo estraneo ai più e deroga al lettore il compito di rifletterci su. Credo che l’autrice abbia lasciato varie questioni in sospeso proprio per evitare forzature: Laura si è riappacifica con Cath? Come si evolverà il rapporto tra Simon e Baz?

Interessante anche la scelta di inserire a fine capitolo un estratto relativo al mondo degli Arcimaghi, fonte di dedizione da parte di Cath e su cui tra l’altro la Rowell ha scritto un vero e proprio romanzo: si chiama “Carry On”, come la storia dj Cath seguita da migliaia di persone, e si vocifera di un uscita in Italia nell’aprile 2017.

Certo, avendo come tematica base il mondo dei fandom, “Fangirl” si rivolge soprattutto a un pubblico giovanile. Ciò non toglie che possa offrire qualche spunto di riflessione anche agli adulti e, perché no, risvegliare in loro quella cotta adolescenziale per un personaggio famoso che tutti – inutile negarlo- abbiamo avuto,

Per questo mi chiamo Giovanni - Luigi Garlando

Recensire un libro che parla di una storia vera e di persone realmente esistite è, a mio parere, sminuirlo. Posso dirvi che come biografia destinata ai giovani è ottima, in quanto illustra in modo chiaro, conciso e diretto la vita di Giovanni Falcone; posso dirvi che Garlando ha saputo egregiamente spiegare perché non dobbiamo arrenderci alle ingiustizie ma combatterle, posso dirvi che in poco più di 150 pagine è racchiuso il sentimento di speranza che Falcone ha lasciato. Potrei dirvi davvero tante cose e lo farei volentieri, ma questa volta preferisco non dilungarmi: non posso mettermi a parlare di stile, di trama o di personaggi. Non posso ridurre l’esperienza di questa lettura a una manciata di parole, no. Leggetelo e basta.

Qualcosa da tenere per sé - Margherita Oggero

Attenzione: questa recensione contiene spoiler!

Penultimo della serie con Camilla Baudino, “Qualcosa da tenere per sé” è probabilmente il libro della Oggero su cui lancerete più imprecazioni. Ma partiamo dal principio: ancora una volta, la vita della prof si intreccia con un caso da risolvere e nondimeno assegnato alla squadra omicidi di Gaetano Berardi.
L’aria di Torino si tinge con i colori delle olimpiadi e il freddo che ne pervade le pagine trafigge le ossa di chi legge, sopratutto grazie alle macabre descrizioni dei due omicidi chiave. Nessuno dei tre precedenti romanzi risulta impregnato di sangue tanto quanto questo e la stessa trama presagisce qualcosa di diverso dal solito.

Sono occorse un’ottantina di pagine prima di entrare nel vivo della storia, prontamente rivelatasi un susseguirsi di incalzanti colpi di scena fino alle ultimissime righe, tuttavia, la novità maggiore sta nel triangolo Renzo-Camilla-Gaetano. Libera da madre, marito e figlia (tutti partiti in vacanza), Camila sembra finalmente volersi lasciare andare a una relazione con Gaetano. Nessuno dei due si sbilancia più di troppo (una cena, qualche visita, delle battute), eppure risulta evidente come entrambi siano mossi dal desiderio. Peccato solo che Margherita Oggero ami far soffrire noi poveri sognatori e, per usare un’espressione non mia, “Qualcosa da tenerezza per sé” è la tomba del Gaudini. Se prima una minima speranza rimaneva, adesso viene bruciata con una disinvoltura agghiacciante.

Non oso immaginare il libro successivo, l’ultimo della serie, ma ormai è ovvio che da quel fronte non rimane più un minimo di salvabile. E niente, torno a sbattere la testa contro il muro.

Cime tempestose - E. Brontë

Era da molto tempo che accarezzavo l’idea di leggere “Cime tempestose”, spinta probabilmente dal desiderio di provare qualcos’altro di una Brontë dopo l’esperienza con “Jane Eyre”. Sapevo di una netta differenza tra chi ama e chi odia il romanzo di Emily, ma ciò mi ha incuriosita ancora di più e l’ho quindi preso in mano con aspettative decisamente alte. Adesso mi ritrovo qui a recensire un libro che, ahimè, ho impiegato quindici giorni a finire e per il quale provo emozioni contrastanti.

Innanzitutto la prima impressione è stata più che buona: il paesaggio desolante e allo stesso tempo misterioso e affascinante, le divertenti scene offerte da Mr. Lockwood, la cupa atmosfera e l’imponente figura di Heatcliff sono tutti elementi ottimi per tenermi incollata fino all’ultima pagina. Se ho impiegato così tanto tempo per terminarlo rimane un mistero anche per me. Non mancano i colpi di scena, le emozioni, lo stile non è eccessivamente pesante, eppure fino alla metà del libro ho fatto fatica a leggere più di due capitoli al giorno. Solo nella seconda parte sono stata interamente trasportata nella storia e mossa dalla curiosità di scoprire come si sarebbe conclusa.

Per quanto riguarda i personaggi non ho legato in modo particolare con nessuno, nonostante un interesse speciale verso Hindley, Cathy Linton, Hareton e Nelly. Per un certo periodo ho associato la figura di Heatcliff a quella del Severus Piton di “Harry Potter”: entrambi si struggono per amore, sono malvisti, nessuno apparentemente piangerebbe per la loro morte. Tuttavia mi sono dovuta ricredere: Heatcliff sembra essere pervaso da una malvagità unicamente fine a se stessa e non giustificabile dall’amore. Ho fatto parecchio fatica a comprenderne la psicologia e penso proprio di aver fallito. Il finale…

Non ho davvero parole per commentarlo, ma esprimerei comunque un giudizio positivo e vi invito caldamente a leggerlo,

Il giovane Holden - J.D. Salinger

“Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che io nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità. Primo, è roba che mi annoia, e secondo, ai miei gli verrebbe un paio di ictus a testa se andassi in giro a raccontare i fatti loro. …”. Si apre così “Il giovane Holden”, uno di quei romanzi di cui, volente o non volente, avrai sentito o letto il titolo almeno una volta nella vita senza la più pallida idea di che cosa racconti. Mi trovo piuttosto in difficoltà nell’esprimere un mio parere al riguardo, ma un po’ di cose posso dirle sebbene non ci sia nessun filo logico a unirle.
Innanzitutto, già dalla prima pagina sono rimasta piuttosto sconcertata – in positivo – dallo stile. Mi aspettavo una maggiore complessità, un linguaggio più ricercato, qualcosa di noioso, sinceramente. Invece ho trovato il contrario più assoluto ed è stato un sollievo poter leggere una storia piacevole senza troppi sforzi.

Il racconto inizia con Holden che lascia la scuola avventurandosi per le strade di New York, dove incontrerà i personaggi più disparati e vivrà una serie di sfortunati eventi. Tali esperienze dovrebbero essere il succo del romanzo di formazione e riportare Holden verso la retta via, eppure il finale non mi è pienamente piaciuto perché non l’ho trovato abbastanza concludente. Si evince un cambiamento di Holden, è vero, però ho sentito lo stesso la mancanza di qualcosa. La parte centrale mi ha coinvolta in modo scostante, a volte molto e a volte poco, ma nel complesso “Il giovane Holden” è un romanzo che mi ha lasciato dentro un segno e che forse non avrei apprezzato ugualmente se al posto di Holden ci fosse stato qualcun altro: Holden è un personaggio facile da prendere in simpatia, il ritratto di un giovane che non sa ancora bene che cosa farne del proprio futuro, con dei pensieri e delle riflessioni esternamente realistici. C’è in lui qualcosa di vagamente romantico, nell’eccezione originale del termine: sensibile come pochi coetanei, cosciente della propria codardia, per tutta la storia nuota in una tristezza pressoché permanente e l’unica persona in grado di comprenderlo davvero sembra essere la sorellina Phoebe. È facile immedesimarvici e difficilmente potrà essere dimenticato.