Aosta - Biblioteca regionale

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Vita di vita

Eraldo Affinati, Vita di vita

Resoconto dell'incontro del 27 maggio 2015

 

Il romanzo autobiografico è impostato come un resoconto di viaggio, ma in realtà molti sono i viaggi in cui ci conduce l'autore: quello che egli stesso affronta recandosi in Gambia a conoscere la madre del protagonista, quello di Khalik quando risale l'Africa verso Nord per approdare a Roma alcuni anni fa, quello che si scopre nelle piccole schegge di vita dei suoi allievi rimasti a Roma con i loro grandi problemi di adolescenti dalle vite tormentate, ma anche un viaggio dentro le sofferenze delle guerre attraverso le lettere dei giovani soldati e dei partigiani condannati a morte che l'autore assegna ai suoi studenti come compito di lettura per l''estate. L'Africa, con i suoi conflitti, le sue sofferenze, le sue bellezze, i suoi valori, le sue contraddizioni è uno degli elementi principali del racconto, l'autore vuole farcela conoscere, apprezzare, vuole soprattutto dissipare quella cortina di nebbia con cui viene osservata da noi occidentali, una nebbia fatta di pregiudizi e luoghi comuni che dà una visione spesso imprecisa e distorta della realtà del luogo. L'attività di educatore dell'autore permea tutto il romanzo. Egli conduce i suoi allievi con tono paterno verso il futuro cercando di far emergere ciò che di alto e nobile è presente in ognuno di loro. La sua arte dell'educazione, però, non si limita a coloro che gli sono stati affidati, ma prosegue, oltre il libro, si rivolge a ogni lettore, lo invita a liberarsi dalla paura, ad allargare le braccia e ad aprire la porta a coloro che giungono stremati e affamati alle porte dell'Europa. Esorta alla responsabilità e all'azione. Affinati usa e promuove il linguaggio, la scrittura, come mezzo per superare le sofferenze per esempio quelle di una corrente ereditaria spezzata (la propria e quella di Khalik), per percepirsi come essere umano, per esistere come persona, perché attraverso linguaggio si sanano le ferite, si fissano le esistenze, gli atti compiuti, si afferma la speranza.

L'incontro e lo scambio tra i lettori e lo scrittore è stato reso ancora più intenso grazie alla presenza di Zeidi Maiga, un ragazzo originario del Mali, che ha vissuto un'esperienza simile a quella di Khaliq, narrata nel libro. Maiga, abituale frequentatore della Biblioteca di Aosta, a cui per curiosa coincidenza proprio nella giornata del 27 maggio è stato dedicato un bel articolo sulla pagina locale de La Stampa, ha raccontato la sua storia. Ha dato così vita proprio a quell'intrecciarsi di esperienza autentica e narrazione che caratterizza la poetica di Affinati. La parola che si fa incontro e che muove all'azione e alla scelta. Eraldo Affinati oltre a un discorso sulla sua visione letteraria e sul suo libro, ci consegna anche un'esortazione alla cittadinanza attiva: l'auspicio che una Scuola “Penny Wirton”, scuole volontarie e gratuite di italiano per stranieri di cui è ideatore, venga creata anche in Valle d'Aosta. http://www.eraldoaffinati.it/pennywirton.asp

 

 

Vedi foto dell'incontro e articolo “La Stampa-Zeidi Maiga”