Aosta - Biblioteca regionale

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Una canna da pesca per mio nonno

Gao Xingjian, Una canna da pesca per mio nonno

 Dal confronto del 11 dicembre 2014

 

La raccolta di racconti del 1986, riunisce 6 opere dell’autore cinese premio Nobel per la letteratura nel 2000. Nei racconti si possono riconoscere alcuni punti comuni che caratterizzano le opere: la descrizione minuziosa dei luoghi e degli avvenimenti, narrati in modo mirato e sottile, con grande attenzione ai particolari; il sapore unico di una terra, la Cina, quella del passato, che l’autore ama profondamente e di cui, da esiliato, ha una profonda nostalgia; le riflessioni filosofiche che pongono domande profonde, le quali  rimangono, però, come sospese, in attesa di una risposta che non arriva; le vite degli individui che scorrono fianco a fianco e sembrano non convergere mai lasciando ognuno isolato nella propria ineluttabile solitudine…

Si può notare, inoltre una differenza stilistica tra i quattro racconti inziali che si snodano tra fatti di vita quotidiana e accadimenti di una normalità quasi soffocante, e gli ultimi due che, invece, si distinguono: il primo per la rievocazione di un passato dolce,  magico, ben radicato nella memoria, che si scontra con un presente reale ma sconosciuto; il secondo per l’assoluta mancanza di un filo conduttore, esso si presenta, infatti,  come un susseguirsi di immagini, un flusso continuo dove sorgono paesaggi creati dalla mente libera e senza briglie di un uomo seduto pigramente su una sdraio.

Emerge, dalla luce accecante in cui si muovono via via i personaggi del libro un tocco di colore, il rosso, che tinge di vita la rassegnazione, la decora, per renderla forse più accettabile in una ricerca spasmodica di contatto umano, che aspira a uscire dall’isolamento del cuore, come l’anelito a rompere le prigioni che si immagina afferri il grillo nella sua gabbietta.