Aosta - Biblioteca regionale

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Ogni mattina a Jenin

Susan Abulawa, Ogni mattina a Jenin

Dall’incontro del 12 aprile 2018

Il romanzo, racconta, attraverso la voce di Amal, nipote del capostipite, le vicende di quattro generazioni di palestinesi, scacciati dalla loro terra e costretti a lasciare le loro case e le loro radici.

Il libro, intenso e pacato, offre molti spunti di riflessione, in primo piano troviamo la sofferenza di chi, esule per forza, sogna e anela un ritorno ai luoghi dei propri antenati, all’amata quotidianità fatta di usanze e riti che affondano le loro radici lontano nel tempo, là dove la memoria dà un significato alle azioni di oggi. Nella semplice costruzione del racconto, mai retorico, l’autrice dà il senso di un dolore che si rinnova nel tempo, giorno dopo giorno, dove le vittime divengono carnefici e viceversa, dove il repertorio di brutalità infligge ogni giorno un nuovo colpo ad un’ improbabile soluzione del conflitto. Nonostante il quadro difficile in cui si inserisce il racconto, l’autrice riesce a lasciar filtrare: profumi e sapori caratteristici di quei territori, dei suoi frutti; l’amore per la cultura, per i libri, da parte di Hassan, padre di Amal; l’amicizia autentica tra Amal e Huda che rimane salda nonostante il tempo e la lunga separazione. L’autrice ha saputo presentare la situazione palestinese nella sua drammaticità, senza rancori, lasciando aperto uno spazio di dialogo, uno spazio in cui anche chi stringe i denti per andare avanti, come Amal, riesce a sciogliersi un po’ interiormente aprendo la porta al fratello perduto e ritrovato proprio tra gli oppressori, e, nonostante ciò, accolto e confortato con umanità. Difficile risolvere una situazione così tormentata dove colpevoli e innocenti si mescolano proprio come si mescola il sangue che bagna quelle fertili e antiche terre. Per la sua materia così connessa a fatti storici drammatici, purtroppo ancora tristemente attuali e irrisolti, il libro spinge i partecipanti all’incontro a interrogarsi e a parlare del quadro storico e politico, cercando di comprendere le ragioni di entrambi i popoli e di districare la complessità del quadro.

 

 

"Alle 17,30 di giovedi 12 aprile scorso, al secondo piano della sezione adulti, della  Biblioteca Regionale, ci accolgono, noi partecipanti del gruppo di lettura, le collaboratrici della biblioteca. Una loro  attenta scelta di libri di autori israeliani e palestinesi stuzzicano la nostra curiosità. Due kefiah sono lì per ricordarci l'argomento che andremo a trattare oggi. il Kefiah, il copricapo  diventato simbolo della resistenza palestinese, proprio il copricapo che inutilmente un comandante dell'esercito britannico tentò di vietare ai palestinesi di indossare a Jenin e il libro che andremo a discutere, ci porterà proprio Jenin, nel campo profughi imposto dagli israeliani ai palestinesi allontanati dalle loro terre. "Ogni mattina a Jenin", della scrittrice palestinese Susan Abulawa, convinta sostenitrice della letteratura come atto di resistenza pacifica, trasmette al lettore come il dolore del popolo palestinese si sia trasformato in rabbia e in furore,   ma racconta anche l'amore del popolo palestinese per la sua terra, le sue tradizioni , racconta come il popolo palestinese si sia trovato improvvisamente senza patria, di bambini e di madri che sfidano la morte, di soldati senza pietà, racconta il dramma palestinese nella sua crudeltà più assoluta, ma con dolcezza nella prosa, con una narrazione emozionante , presentando gli ebrei con rispetto.
Due partecipanti al gdl portano la loro personale esperienza fatta con il progetto del CSV , "Voci di Pace" che ha permesso a studenti israeliani e palestinesi di soggiornare nella nostra città , partecipando insieme, a lezioni tenute in alcune scuole della città di Aosta. Dopo una iniziale diffidenza , le differenze dei due popoli nei ragazzi si sono annullate forse perché lontani dalla loro realtà. Il libro racconta anche di due fratelli che il caso vede divisi per molti anni e combattere su fronti opposti, ma lancia un importante messaggio di pace tra palestinesi e israeliani, proprio con la riconciliazione dei due fratelli  che si ritrovano e insieme cominciano una nuova vita.
La campanella ci riporta alla realtà , la biblioteca chiuderà tra poco e i Kefiah sono li , sembrano ringraziarci per aver dato voce ai palestinesi , una voce di pace."


Stefano (Partecipante al Gruppo di Lettura)