Aosta - Biblioteca regionale

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Non lasciarmi

Non lasciarmi, Kazuo Ishiguro

Resoconto dell’incontro del  9 novembre 2017

Il romanzo di Ishiguro “ Non lasciarmi “ si può inserire nel  genere distopico; ambientato  in Inghilterra negli anni ’90, affronta un argomento controverso per il quale il dibattito è tuttora aperto: la clonazione umana.  Lo stile del romanzo appare asciutto, diretto ma al tempo stesso delicato, tanto che il tema trattato appare sullo sfondo di una finta normalità. I tre protagonisti del romanzo sono Kathy, Ruth e Thommy. La prima è la voce narrante che, attraverso i ricordi, racconta la propria vita a partire dall’infanzia in collegio, ad Haisham nella campagna inglese, dove i tre amici sono stati cresciuti ed educati a diventare dei “donatori”. La seconda parte del romanzo si svolge ai “Cottages” luogo in cui i tre adolescenti vivono in comunità; qui scoprono la loro sessualità in modo artefatto, quasi robotico, ripetitivo. Nella terza parte del racconto, Kathy, divenuta “assistente” dei donatori, una specie di infermiera/psicologa, accompagna i designati, amici compresi,  verso il loro destino di  contenitori di parti di ricambio utili al bisogno di qualche ricevente fino al loro ultimo respiro. Tutto questo avviene in un clima di amicizia, sensibilità, delicatezza e rassegnazione, in cui ogni domanda  sull’etica di tale destino viene tralasciata. Non esiste moto di ribellione a tale sorte e proprio questa rassegnazione fa emergere una sensazione sgradevole che si muove sottilmente lungo tutto il romanzo. Cosa vuole comunicare l’autore con quest’opera? Forse intende denunciare che i limiti sono stati varcati? Che ogni progresso presenta un conto a volte salato? L’opera appare come una metafora del comportamento umano:  siamo tutti cloni. I personaggi del romanzo ricalcano una quotidianità ben conosciuta a tutti, fatta di gioie, dolori grandi e piccoli, dissidi e riappacificazioni, preoccupazioni e attimi di spensieratezza. Dopo aver terminato l’ultima pagina rimane una sensazione di sgomento, a tratti agghiacciante, che suscita nel profondo domande sconvolgenti: se esistesse la possibilità legale di questo genere di trapianti di organi, la accetteremmo? Acconsentiremmo al fatto che esseri umani fossero privati di futuro e sacrificati per il bene di altri? La risposta che sembra darci l’autore è che il fine più spaventoso , di cui potremmo anche non accorgerci sempre distratti da altro, potrebbe insinuarsi piano piano sotto le spoglie del progresso medico/scientifico nella più completa e totale normalità.