Aosta - Biblioteca regionale

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Nemesi

Philip Roth, Nemesi

Resoconto dell'incontro del 12-05-2016

Il romanzo di Roth, si apre con una ricca e completa descrizione di una città americana: Newark, situata sulla costa Est degli Stati Uniti, vicino a NewYork. Il protagonista è un ragazzo di 23 anni, Bucky Cantor, fisico atletico, sani principi, fa l'animatore nel quartiere ebraico della città durante il periodo estivo di un anno particolare, il 1944. La guerra imperversa nel mondo mentre a Newark si affaccia prepotentemente una grande tragedia: il virus della polio colpisce impietoso mietendo vittime tra i piccoli del campo estivo prima di diffondendosi ovunque come un nemico invisibile e proprio per questo ancora più minaccioso. Il protagonista, con i propri tormenti e le proprie vicissitudini ci pone di fronte a grandi temi: il senso del dovere, che non deve mai venire meno e che, vissuto nel modo più intransigente, impedisce a Bucky di accettare l'amore della sua ragazza dopo essere stato colpito dalla polio, amore che sente di dover rifiutare per “salvarla” da una vita difficile e che lo condanna alla solitudine; la natura di Dio, che Bucky interroga ogni giorno, chiedendosi perché non intervenga a fermare la pestilenza, un Dio impetoso e distratto dunque? O un Dio inerme? Roth lascia aperta ogni possibilità, come un corridoio su cui si affacciano più porte, più risposte trovano spazio nel romanzo, a ognuno la propria; la malattia, la polio, affrontata in ogni modo possibile, con la paura, con il coraggio, con la fuga, con lucidità o con disperazione. Roth plasma il suo personaggio che conduce ora sugli altari per la sua moralità, la sua purezza, la sua rettitudine, lo fa divenire quasi un dio, e poi, lo conduce giù in una discesa autodistruttiva inarrestabile che lo porta fin nella polvere... quasi ad intimare al lettore che è necessario vigilare, e impegnarsi, perché nulla è conquistato nella vita, nulla dà certezze. Nemesi, la dea, tutto dà e tutto toglie, in un attimo la punizione può giungere, inaspettata e tremenda. Roth, con una scrittura scorrevole e semplice, cattura il lettore, lo rende partecipe dei fatti, dei sentimenti, anche creando e riproponendo continuamente l'attesa, lo guida attraverso la parola che usa con leggerezza pur a trattare temi difficili, la parola che la sua scrittura rende sacra e che riesce a delineare una vera e propria anatomia dell'anima umana, con naturalezza, con lucidità e anche con un gesto di pietà nel ricordare, nelle ultime righe, la bellezza eroica di Bucky intento al lancio del giavellotto.