Aosta - Biblioteca regionale

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Estate

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    Leonardo Colombati

Leonardo Colombati, Estate

Dall’incontro del 30 aprile 2018

Un bell’incontro quello con Leonardo Colombati, nel quale si è percepita l’abitudine dell’autore a riflettere sulla scrittura, dovuta anche alle sue competenze di Direttore della rivista letteraria Nuovi Argomenti e della scuola di scrittura Molly Bloom. Oltre al Gruppo di lettura della Biblioteca regionale, ha partecipato numeroso anche il gruppo di lettura della biblioteca intercomunale di Saint-Marcel, Nus e Fénis. Romano, classe 1970, Colombati esordisce dicendo di preferire gli incontri con i gruppi di lettura, rispetto alle presentazioni di libri. Stimolato dalle domande e dai commenti dei presenti, ci conduce all’interno del suo ultimo romanzo, “Estate”, edito nel 2018, svelandocene i retroscena e i meccanismi di scrittura e riscrittura. Lo scrivere per l’autore è soprattutto gesto tecnico, atto razionale della volontà dello scrittore. “Estate” è stato riscritto da capo a fondo per 28 volte; le intenzioni narrative sono cambiate in corso d’opera, per esempio sfumando i tratti negativi del protagonista, Jacopo D’Alverno, rendendolo più simpatico e meno colpevole; molti episodi, come quello della fine del matrimonio di Jacopo o quello della scomparsa della figlioletta Sofia, scappata di casa, sono stati condensati in minore spazio. Estate è una commedia, non certo un’opera tragica. Molti i modelli letterari di cui si sostanzia il libro: l’incendio dell’albergo prende spunto da “Lord Jim”, romanzo di Joseph Conrad, cui ci si ispira per il tema degli atti di vigliaccheria di Jacopo e dei sensi di colpa; il personaggio della madre di Jacopo, tumulata nell’albergo in decadenza, è preso da “Grandi speranze” di Charles Dickens, in cui Miss Havisham, vive reclusa volontariamente in casa; l’elemento narrativo dell’albergo si ritrova in “Tenera è la notte” di Francis Scott Fitzgerald; Vincenzo Cardarelli con “Villa Tarantola” gli ispira il personaggio di Astrid, fiamma ritrovata della prima adolescenza di Jacopo, attraverso il racconto “Astrid ovvero Temporale d’estate”, nonché l’ambientazione estiva. Insomma, da letteratura nasce letteratura. Molto significativi, come qualche lettore presente ha colto, i titoli/epigrafi delle quattro parti in cui si suddivide il libro, dal Peter Pan di Barrie, a Pietro Pomponazzi, a Eschilo, a John Donne. Ma per Colombati la scrittura è anche essenzialmente un divertimento, un atto di finzione e di immaginazione, che ricrea il reale. L’aspetto salgariano di creare luoghi letterari mai visti e vissuti solo grazie all’immaginazione, è centrale: scrivere serve per indagare ciò che non conosciamo, che siano luoghi geografici o che si tratti dell’io umano. Così l’autore ha costruito l’episodio ambientato in Norvegia, dove Jacopo si reca insieme ad Astrid, per assistere a una seduta del processo a Breivik, l'uomo che nel luglio del 2011 ha ucciso 77 persone a Oslo e sull'isola di Utoya. Questa parte a qualcuno sembra incongrua, ma Colombati la giustifica secondo due ordini di motivi: uno strutturale, connesso al dare ampiezza e varietà alla narrazione, l’altro tematico per cui Breivik gli serviva come esempio di enorme forza di volontà, seppur nell’ambito del male, da contrapporre alla totale mancanza di volontà di Jacopo. Sì perché Jacopo è un concentrato di debolezza, che può rappresentare anche la crisi del maschio, il cui ruolo è incerto nella società occidentale d’oggi. Si discosta dai tanti personaggi femminili del libro, figure che appaiono invece perlopiù forti e determinate. E’ un inetto, un pigro, un inadeguato, un quarantacinquenne in crisi di mezza età, che si rispecchia nella simbolica decadenza del suo albergo di lusso e nella rovina del suo matrimonio. E’ un irrequieto, ma senza irrequietezza un romanzo non avrebbe linfa. La sua crisi è anche il dramma di una generazione che per la prima volta è consapevole di vivere una vita un po’ peggiore di quella dei padri, con l’aspettativa di un futuro meno positivo. Ciò che, tuttavia, salva il personaggio di Jacopo D’Alverno, è la sua autoconsapevolezza e la sua capacità di rifugiarsi nel passato e nei ricordi, consapevole di creare la realtà con la sua immaginazione. Proust è alla base di Estate e dell’idea letteraria di Colombati: “Il nostro cuore cambia ed è il dolore più grande”, frase che racchiude il senso dell’irrequietezza dell’uomo e che esprime il senso che assume l’arte, che riesce a condensare nella brevità di un’opera il dolore di un’intera vita umana e dell’inevitabilità che tutto muti, di solito accettabili solo perché diluiti in tanto tempo. Staremmo a parlare per ore di letteratura e del suo magico mondo a parte, intriso di fatti e sentimenti reali o immaginati, senonché ci accorgiamo che è tardi e dobbiamo accompagnare l’autore in Piazza, a Les Mots.