Aosta - Biblioteca regionale

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Caduto fuori dal tempo

David Grossman, Caduto fuori dal tempo

Resoconto dell’incontro del 10 novembre 2016

 

L’autore scrive un’opera lacerante, autobiografica, in cui descrive in modo autentico e senza filtri il dolore vissuto per un fatto innaturale e atroce: la perdita di un figlio. Grossman perde il proprio figlio durante la guerra israelo-libanese del 2006.

L’opera ha inizio con un’immagine: un uomo si alza da tavola ed esce di casa, inizia a camminare in cerchio, non sa dove sta andando, le gambe lo conducono…

L’autore trasporta il lettore nel dolore profondo, dal quale non si trova sollievo, ma che accomuna, unisce ogni personaggio del romanzo nel vuoto della perdita, dove trovano posto solo i compagni di di questo strano viaggio. Incamminati verso il non luogo insieme al protagonista sono anch’essi alla ricerca di qualcosa, che riesca ad attenuare un po’ la sofferenza, perché ci possa essere almeno uno spazio per il ricordo. In questa dolente carovana ci sono personaggi molto diversi tra loro: la levatrice, la riparatrice di reti da pesca, il Duca, il Centauro… Essi sono partiti per la via che conduce  al confine del mondo, luogo in cui i vivi e i morti forse si sfiorano e per raggiungere la quale si “gira intorno”. Dal punto di vista razionale è un “non percorso” che i personaggi del libro, tuttavia, riconoscono e che non vogliono lasciare, si tratta, forse, di un atto terapeutico che evoca  il dolore straziante di chi è lacerato dentro per trasformarlo in qualche modo. I personaggi si muovono in una condizione di sonno/veglia/sogno, uno stato intermedio dove si esclude il mondo reale per cercare un ultimo disperato contatto con il figlio/a perduto/a, in un estremo richiamo di fronte all’evanescenza dell’essere che muore.

Un genitore può sopravvivere a un figlio? Si, fisicamente, anche se un pezzo di lui è andato da un’altra parte e Grossman parla proprio di quel pezzo. Il viaggio porta consapevolezza, accettazione, diventa quasi un’apertura verso la vita. Il libro è un’estrema, corale lettera d’amore.