Aosta - Biblioteca regionale

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Anime perdute

Anime perdute, Singer

resoconto dell'incontro del 9 giugno 2016

 

Il romanzo di Singer conduce il lettore in un ambito molto specifico che è quello della cultura ebraica, anzi sembra essere scritto proprio per quel mondo particolare, quindi per un pubblico ristretto, formato da ebrei polacchi sopravvissuti all'Olocausto e rifugiatisi a NewYork per sfuggire al delirio nazista.

Il pessimismo di fondo, che sembra pervadere l'opera, s'inscrive nel filone letterario ebraico che fa dell'amara e tragica ironia sulla sorte beffarda degli esseri umani, l'occasione per superare soprusi e discriminazioni. I tre personaggi principali, Aaron, lo scrittore, Max, l'avventuriero finanziario e Miriam, la donna misteriosa e libertina, figure di dubbia morale, sembrano non curarsi dei precetti religiosi, che pure hanno fortemente e profondamente in se stessi, adottando comportamenti apparentemente senza scopo né direzione. L'autore sembra non voler giudicare nessuno ma comunicare solamente i fatti così come si presentano, con occhio osservatore e attento. Si coglie, nel romanzo, l'esigenza di chiedere alla comunità ebraica polacca cos'è rimasto della tradizione dopo la Shoah, di riunire quella comunità allo sbando e in preda allo smarrimento anche ironizzando sui rituali, sul formalismo eccessivo. L'autore non si sofferma troppo sulla tragedia ebraica, vuole superarla, non se ne lascia catturare anzi, va avanti e in qualche caso sembra anche giustificare le riprovevoli azioni di Miriam, considerando anche lei vittima del nazismo. E allora, le anime perdute sono proprio coloro che hanno perso il significato dell'esistenza, che vagano compiendo gesti e azioni senza senso, come i pazzi (Pazzi era il titolo della prima versione dell'opera) che incarnano al meglio, nella visione dell'autore, i sopravvissuti, le vittime di Hitler, le anime smarrite che hanno disperso se stesse ma, nonostante tutto, sono ancora in grado di amare.