Aosta - Biblioteca regionale

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Angeli dell'universo

Einar Már Gudmundsson , Angeli dell'universo

Resoconto dell’incontro del 10 dicembre 2015

In questo romanzo, è narrata la vicenda di un malato di mente che vede la propria vita dalla posizione particolare di morto suicida. Questa specifica prospettiva permette all'autore di far raccontare in prima persona al malato fatti, sentimenti e allucinazioni portando il lettore fin dentro la malattia del protagonista, assumendone il punto di vista mutevole, penetrante, schietto che pur avendo contorni che sfumano nella follia centra sempre il punto del discorso. L’intento dell’autore è di far incontrare la malattia mentale facendone conoscere i protagonisti, la loro solitudine, l’incomunicabilità con il mondo, che scorre come un’immagine indefinita, con i suoi momenti storici importanti che, comunque, non scalfiggono la realtà d’incomprensione e sofferenza nella quale vivono le persone con disagio. Si possono leggere, tra le pagine, metafore e riferimenti al mondo naturale, alla potenza e delicatezza del paesaggio islandese, con i suoi colori, e la sua poesia. Come è poetico lo stile del racconto, che poggia le proprie radici nel mondo delle saghe e delle leggende di cui si percepiscono gli echi. Gudmundsson conduce il  lettore a interrogarsi sul concetto di normalità, dove sta il confine tra normalità e follia? Ci sono abissi in cui si fa fatica a sporgersi… ci sono realtà che sembrano insane e schegge di follia che dicono grandi verità! Nel romanzo si erge incombente la struttura dell’ospedale psichiatrico, luogo che nasconde al mondo le disgrazie dei degenti, in cui si muovono medici arresi,  impotenti, così com’è impotente la scienza che non trova un ponte per arrivare a incontrare veramente le persone, solo l’empatia può portare un po’ di sollievo a queste vite spezzate. L’autore accompagna chi legge in un coraggioso viaggio nel mondo delicato, doloroso ma forse libero di chi prova il disagio psichico, facendo sorgere interrogativi su quanto c’è di vero, reale nel presunto comportamento “normale” e quanto invece sia frutto di una capacità di strutturarsi, contenendosi al meglio nel rapporto con gli altri.  Pall, il protagonista, prende congedo dal mondo in un “giorno normalissimo”.