La biblioteca di Pierre-Léonard Roncas nel 1617

Una ricostituzione virtuale con GoogleBooks

a cura di Raul Dal Tio e Marco Maggi

Il materiale documentario a cui state per accedere è la ricostruzione virtuale della biblioteca personale del barone Pierre-Léonard Roncas (1562-21 aprile1632[1]). Oggi completamente scomparsa perché dispersa e alienata nei secoli trascorsi, la dotazione era all’epoca cospicua e contava 495 volumi.

Grazie all’inventario redatto nel 1617[2], all’atto del sequestro di tutti i beni del barone, arrestato e imprigionato per 23 anni con l’accusa di alto tradimento per ordine del duca Carlo Emanuele I di Savoia, è stato possibile ricuperare un cospicuo numero di volumi nelle edizioni della sua epoca, reperite e scaricate in formato PDF con GoogleBooks.

Il testo che segue è una premessa per introdurre il personaggio Roncas e le sue peculiarità di intellettuale.

Breve storia di Pierre-Léonard Roncas e della sua biblioteca

Il barone Roncas, figlio di Pierre Roncas, discende da una famiglia di umili origini, i Roncassi, giunti in Valle d’Aosta dal distretto dell’Entremont nel Vallese[3]. Non abbiamo notizie di prima mano sulla famiglia, tuttavia Jean-Baptiste de Tillier narra che Claude, bisavolo di Pierre-Léonard si era stabilito in Valle d’Aosta all’inizio del XVI secolo esercitando il mestiere di macellaio, poi continuato dal figlio Laurent[4]. Pierre Roncassi, figlio di quest’ultimo, darà una svolta significativa al destino della famiglia laureandosi nel 1549 in arti e medicina presso l’ateneo di Padova[5].

La laurea del padre di Pierre-Léonard sarà un’improvvisa cesura tra il mestiere esercitato dalla famiglia d’origine e la professione di protomedico ducale del genitore, un consistente innalzamento del livello intellettuale che molto probabilmente è alla base dei suoi interessi e della sua brillante carriera in seno alla Segreteria e alla corte del Duca di Savoia Carlo Emanuele I.

Pierre-Léonard acquisisce le competenze di amministratore e futuro uomo di stato negli anni in cui è segretario di Jean-François La Crête, barone di Gignod e già Primo Segretario di Stato e ministro del duca di Savoia. L’ascesa del Roncas ai più alti gradi della cancelleria ducale sarà molto rapida: nel 1588 è nominato scrivano di cancelleria; nel 1592 diviene segretario ducale e di cancelleria (segretario ordinario) e cinque anni dopo (31 agosto 1597) ha la patente di segretario di Stato e Finanze. L’apogeo della carriera giunge il 6 aprile 1603 con l’incarico di Primo Segretario, succedendo al torinese Agostino Ripa[6].

In questa veste egli godette del beneficio della frequentazione di intellettuali e letterati della corte sabauda. Anche gli importanti incarichi diplomatici, svolti per conto del duca, presso i regnanti stranieri dovettero accrescere ulteriormente i suoi contatti culturali: “l'influente ministro ben riconosciuto nelle principali corti europee, ricco di terre e di redditi acquisiti grazie ai servigi resi al duca, stimato e temuto per il suo génie supérieur che coltivava con l'amore per le lettere e le scienze testimoniato da una biblioteca ricca ed eterogenea”[7].

Fu sicuramente il fortunato connubio tra la ricchezza economica, le doti intellettuali e l’assidua frequentazione delle corti europee in veste di diplomatico a porre le basi per questa vasta raccolta di libri, già all’epoca invidiabile per numero, qualità e vastità di argomenti d’interesse.

L'analisi delle biblioteche dei segretari di Stato e cancellieri del periodo di Carlo Emanuele I, esemplarmente condotta da Claudio Rosso porta a delle conclusioni che coincidono con quanto detto poc'anzi: “La caratteristica che accomuna queste biblioteche, al di là della loro consistenza numerica e delle disparità sociali ed economiche dei proprietari, è l'eterogeneità dei loro contenuti. [...] Il dosaggio dei generi e degli autori che compaiono nelle biblioteche dei segretari sabaudi denota invece una curiosità più vivace per la letteratura recente e per quelli che si potrebbero definire temi di attualità, senza che per questo vengano trascurati i classici. [...] La sensazione complessiva è quella di una cultura certamente superiore alla media, con un grado di apertura che contrasta per molti versi con l'idea stereotipa di una classe dirigente sabauda intellettualmente limitata ed emarginata rispetto alle grandi correnti del pensiero e del gusto”[8].

Il ricco patrimonio librario raccolto dal barone Roncas non si dovette costituire ex-novo; molto probabilmente la libreria del padre medico costituì il corpus iniziale della biblioteca, che doveva contenere già i numerosi libri di medicina, fitoterapia e alchimia che oggi figurano nell’inventario del 1617, redatto all’atto della confisca dei beni di Pierre-Léonard. Questo atto segue di dieci anni l’evento che segnò la brusca battuta di arresto della sua rapida e brillante carriera.

Nel dicembre del 1607, quello stesso Carlo Emanuele I di Savoia, che lo aveva voluto al suo fianco come Primo Ministro, lo rimosse dall'incarico di Primo Segretario, lo fece arrestare e incarcerare con l'accusa di alto tradimento per i suoi supposti legami con la Spagna. Nel 1617, ancora in stato di prigionia, tutti i suoi beni allodiali e feudali furono confiscati, ivi compreso il palazzo di Aosta[9]. I motivi del suo arresto e detenzione non sono ancora oggi del tutto chiari. In sintesi, nella recente e dettagliata biografia di Claudio Rosso focalizzata su questo periodo critico del Roncas, «la causa principale del suo imprigionamento pare essere stata, a detta dei contemporanei, la sua comprovata dipendenza dagli spagnoli» anche in termini di mercedes e pensiones, concessioni ampiamente documentate nelle fonti spagnole[10].

La lunga detenzione (23 anni), scontata peregrinando dall'una all'altra delle carceri ducali, si concluse il 23 ottobre 1630 per decreto del duca di Savoia Vittorio Amedeo I, anche a fronte di un prestito di diecimila ducatoni concesso dal Roncas all'esangue tesoreria ducale. Nel decreto di risoluzione della confisca si legge che Vittorio Amedeo lo reintegrava «nel possesso, goldita et uso delli castelli, feudi, giurisdittioni, beni, redditi et dipendenze della Baronia di Castelargento, nella Casa della Città»[11].

La lunga pausa della detenzione avvenuta all’apogeo della carriera dovette interrompere gli acquisti di libri; dopo la sua liberazione nel 1630 e il reintegro nel possesso dei suoi beni, al barone rimarranno solo nove anni per godere della sua biblioteca ed eventualmente ricorrere a nuovi acquisti.

Non sappiamo se le scelte dei titoli e degli autori siano state suggerite o indirizzate da qualche intellettuale o erudito a lui prossimo. Tuttavia, è molto probabile che il canonico Roland Viot possa avere avuto un suo ruolo nella composizione della biblioteca. Roland, figlio di Martin Viot di Brusson e di Philiberte Roncas[12], sorella di Pierre-Léonard, prevosto del Gran San Bernardo dal 1611 al 1644, erudito e bibliofilo fu un personaggio di rilievo nel panorama culturale della prima metà del XVII secolo. I suoi interessi lo porteranno a realizzare una biblioteca di circa 300 volumi, con incunaboli, edizioni del XVI e XVII secolo, confluita insieme a quella di Saint-Jacquême nella moderna biblioteca del Seminario diocesano di Aosta inaugurata nel 1780[13]. La presenza di Viot è documentata all’atto della redazione dell’inventario del 1 marzo 1617, stilato nel palazzo di Aosta e nel castello di Saint-Pierre dall’avvocato patrimoniale del duca di Savoia Sigismondo Spatis:

“[…] Poi trasferiti in uno gabinetto ove sono molte scritture, tendente verso mezzo giorno, con assistenza del molto reverendo signor Rolando Viot prevosto di Gran San Bernardo [...] il qual gabinetto ha la prima porta di ferro e l'altra di bosco[14].

Dalle poche righe del documento si evince che la sede della biblioteca è il castello di Saint-Pierre e non il nuovo palazzo di Aosta, peraltro non ancora completamente finito e soprattutto dato in locazione al nobile Marmet Roggé[15]. I libri sono conservati in una stanza ben protetta da una porta di legno e da una di ferro e Roland Viot, già prevosto dal 1611, presenzia alla sola redazione dell’inventario dell’archivio e della biblioteca. Egli non compare nelle altre sessioni relative alla catalogazione dei beni mobili e immobili di Aosta e Saint-Pierre; in qualità di bibliofilo ed erudito, quindi in possesso delle necessarie competenze, il suo intervento ebbe una funzione eminentemente tecnica, al fine di una più obiettiva valutazione del fondo librario dello zio.

Il legame tra Roland Viot e lo zio Pierre-Léonard non era di sola parentela. Nel 1604 il canonico André de Tillier, prevosto dell’Ospizio del Gran San Bernardo, era vecchio e malato e bisognoso di un coadiutore. L’8 novembre dello stesso anno, a Saint-Oyen, fu eletto a questo ruolo Roland Viot: “Anno 1604, 8a novembris, S. Eugendi, prae senio et morbis Tillerij, electus est coadiutor Rolandus Viot, clericus augustanum, tunc in Accademia taurinensis studens […] cum futura successione[16]. Ma Lucien Quaglia riporta che il 25 gennaio dell’anno successivo, il duca di Savoia scriveva ai signori del Vallese di avere ottenuto da Roma la nomina di Roland Viot a coadiutore con diritto di successione, in considerazione dei meriti acquisiti da Pierre-Léonard Roncas quale suo segretario[17]. Pertanto lo zio di Viot doveva aver fortemente raccomandato il giovane e valente nipote, all’epoca ancora studente a Torino[18].

Come accennato poc’anzi la biblioteca Roncas si è andata formando a partire dal fondo librario del padre di Pierre-Léonard, anche se è molto probabile che questo non fu l’unico apporto all’arricchimento della sua dotazione[19]. Alcune labili tracce reperibili negli ex libris di alcuni volumi conservati alla biblioteca del Seminario diocesano di Aosta conducono alla famiglia Vuillet, feudatari del castello di Saint-Pierre prima dei Roncas. Il duca Carlo Emanuele I di Savoia, spesso a corto di finanze, fece ricorso alle risorse finanziarie di Pierre-Léonard, che da parte sua ambiva ad un feudo e ad una patente di nobiltà, vendendogli il feudo, la giurisdizione e il castello di Saint-Pierre per 5000 scudi d’oro[20] . Recentemente Maria Costa[21] ha ritrovato un volume di piccolo formato facente parte della collezione Viot e conservato nella Biblioteca del Seminario diocesano di Aosta (figg. 1, 2); si tratta della Summa misteriorum chritianæ fidei di François Titelmann[22], che nel foglio di guardia reca un ex libris del precedente possessore del libro

 

Figg. 1, 2. Biblioteca Seminario diocesano di Aosta.

Cinquecentina con ex libris Roncas et Viot (C 183)

 

il quale datando il 1546 scrive: “dono mihi datus per fratrem meum priorem die XXVI decembris 1546”; sotto figurano due firme di Roncas che delimitano il suo stemma. Nella pagina che reca il frontespizio, in alto, è scritto Rolandus Viotus prep[ositus] S[ancti] B[ernardi]. Poiché il secondo possessore fu Roncas, futuro acquirente del castello, e il donatore del libro un fratello priore del primo possessore, si può verosimilmente pensare ad uno dei fratelli Vuillet, figli del capostipite Jean. Potrebbe trattarsi di Charles, primogenito della famiglia e signore del castello e feudo di Saint-Pierre, il quale aveva due fratelli priori: Jacques-Guy, priore di Moutier in Tarentaise e Jean-Louis, priore di Saint Laurent à Chambave[23].

È molto probabile che, essendo i Vuillet gli ultimi abitanti del castello, nel possesso del quale subentrò il barone Roncas, anche parte della biblioteca sia rimasta al castello.

La propensione di Pierre-Léonard Roncas alla diffusione dell’istruzione e della cultura nella sua città è testimoniata dalla sua partecipazione fattiva all’istituzione del Collège d’Aoste. «C’est grâce à son crèdit et à ses démarches actives à Turin et à Rome que nos ancêtres ont pu obtenir la bulle In supereminenti du 1er février 1596 qui trasforma l’ancien prieuré de Saint-Bénin en Collège pour les études classiques»[24]. Queste poche righe di François-Gabriel Frutaz sintetizzano l’impegno del barone Roncas nel supportare con missive e ricerca di fondi il progetto iniziato nel 1595 dal vescovo Bartolomeo Ferrero e dal Conseil des Commis. Le due istituzioni, prevedendo la possibilità che i canonici del Gran San Bernardo rivendicassero sul Saint-Bénin i loro antichi diritti, sanciti fin dal 1177 dalla bolla di papa Alessandro III[25], ritennero utile assicurarsi l’intervento del duca Carlo Emanuele I. Pierre-Léonard Roncas in veste di Primo Segretario fu parte attiva in questa trasformazione e lo confermano una serie di sue lettere redatte tra il 1596 e il 1597 e indirizzate al Conseil des Commis[26].

La bolla papale che sopprimeva il priorato di Saint-Bénin e ne consentiva la trasformazione in ginnasio (1 febbraio 1596) venne inviata dal Roncas il 19 giugno 1598 per essere presentata al consiglio dei Tre Stati[27].

Bisognerà però attendere la morte del priore Jean-Geoffroy Ginod, vescovo di Belley, per poter prendere possesso del priorato e instaurarvi il collegio. Sarà lo stesso Roncas a darne notizia al Conseil des Commis con la sua lettera del 19 aprile del 1604, menzionata durante l’Assemblea dei Tre Stati del 30 dello stesso mese[28].  

 

Il progetto di recupero virtuale della biblioteca Roncas

 Il recupero della biblioteca di Pierre-Léonard Roncas è stato possibile grazie all’inventario che fu redatto nel 1617 all’atto della confisca dei beni del barone. Conservato presso l’Archivio di Stato di Torino, il verbale è stato trascritto da Guido Gentile nel 2004 ed è il testo usato per questa ricostruzione.

Il primo passo è consistito nel dedurre autori e titoli dei volumi da quanto scritto dai redattori dell’inventario in modo impreciso, approssimativo e spesso errato. La catalogazione dei volumi presentava forti incertezze si è reso necessario un lungo lavoro di interpretazione per sciogliere i tanti fraintendimenti in merito al nome degli autori e ai titoli, che l’inadeguatezza culturale di modesti scrivani e segretari nella lettura dei frontespizi dei libri ha spesso storpiato in abbreviazioni e in nomi il puù delle volte incomprensibili[29].

In casi particolarmente difficili è stata più l’intuizione e le analogie con alcuni testi già noti a orientare la ricerca per parola nel sito di GoogleBooks. Su un totale di 495 volumi censiti, 323 sono stati identificati correttamente e scelte tra edizioni compatibili con l’epoca in cui erano vissuti sia il padre che Pierre-Léonard Roncas. Dei volumi identificati sono stati scaricati da GoogleBooks 228 volumi in formato PDF.

L’inventario digitale è in formato Word e reca a sinistra il numero progressivo, l’autore, il titolo, l’edizione e l’anno. Tra parentesi quadre è contenuta la versione originale dell’inventario e tra parentesi tonde la numerazione progressiva della trascrizione fatta di Guido Gentile. L’asterisco in apice al nome dell’autore e il link alla fine della voce bibliografica è indicativo dell’esistenza del volume in formato PDF.

A titolo di esempio:

14.  *Giovanni Bracesco, La espositione di Geber philosopho, di M. Giovanni Bracesco da Iorci Nuovi, nella quale si dichiarano molto nobilissimi secreti della natura, 8° Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari 1544. [Giovanni Braseco dil espositione de secretti natura] (G. 347)

E’ sufficiente “cliccare” con il tasto sinistro del mouse sul testo evidenziato per accedere al volume della biblioteca di Roncas, visionarlo e stamparne le parti che possono essere di particolare interesse.

Come già detto poc’anzi la biblioteca d’origine contava 495 volumi. Nel lavoro di identificazione sono stati sottratti 24 volumi indicati nell’inventario genericamente come “libro in lingua greca o libro in lingua allemanda“. Quindi su un totale di 471 volumi, sono stati identificati correttamente 332 volumi, 238 dei quali è stato fatto il download in formato PDF (grafici 1, 2).

 

Gf. 1. risultato della ricerca con GoogleBooks

 

 

Gf. 2 . volumi scaricati in PDF.

 

Consistenza e generi della biblioteca Roncas

Un’analisi preliminare dei contenuti della biblioteca è già stata condotta da Claudio Rosso nel 1992 e da Guido Gentile nel 2004; i due autori sono entrambi concordi nell’affermare che si tratta di una raccolta straordinaria per abbondanza e qualità rispetto a quelle coeve di altri personaggi simili per rango alla levatura di Roncas[30].

Oggi, la corretta identificazione di più del 70% dei volumi consente un’analisi più accurata dei contenuti della biblioteca e permette di delinearne statisticamente l’orizzonte culturale del suo proprietario.

Ma prima di entrare nel merito dei generi, così come l’inventario del 1617 restituisce nella sua consistenza numerica all’apice della dotazione, è interessante verificare come una progressiva dispersione del numero di volumi sia avvenuta nel corso dei 66 anni che separano l’anno del verbale di confisca da quello redatto alla morte del figlio Pierre-Philibert (1683). Il confronto è facilitato dalla disponibilità di ben tre verbali: l’inventario del 1617 e i due inventari legali dei beni lasciati da Pierre-Léonard e dal figlio, rispettivamente datati 1640 e 1683[31].

Nei 23 anni trascosi tra la confisca e la morte del barone il contenuto della biblioteca si riduce del 67% % (da 495 volumi a 164), mentre una seconda ed ulteriore perdita avviene nei 43 anni successivi, tra il 1640 e il 1683, anno della morte del figlio; durante questo lasso di tempo si perde l’82% della dotazione iniziale (grafico 3).

Il calo numerico dei volumi non è il solo segno del declino del prestigio e del potere economico della famiglia Roncas. La dotazione della biblioteca andò anche incontro ad una progressiva mutazione dei generi trattati e della prevalenza delle lingue dei testi, un fatto già messo in evidenza da Marco Maggi in occasione del Forum des historiens de la Vallée d’Aoste del 2014 (grafico 6).

 

Gf. 3. Riduzione del numero dei volumi dal 1617 al 1683

 

I grafici che seguono consentono un rapido confronto tra la dotazione in generi e lingue del 1617, 1640 e 1683.

La biblioteca Roncas, all’apice della sua formazione, conteneva per un buon 45% libri di argomento scientifico e per la parte restante libri di Diritto, Storia, Letteratura italiana e latina in uguali proporzioni (grafico 6). Il latino è la lingua più rappresentata, seguono l’italiano, il francese, il tedesco e lo spagnolo (Gf. 4)

 

Gf. 4. Inventario 1617. Raggruppamenti per lingua

 

Nel 1640 si assiste ad un incremento della Letteratura italiana e una drastica riduzione dei libri di argomenti scientifico, dei testi di Storia, Letteratura latina e Diritto (Gf. 6). La lingua dominante è l’italiano, seguito dal latino e dal francese, mentre scompaiono i libri in lingua spagnola (Gf. 5).

 

Gf. 5. Inventario 1640. Raggruppamenti per lingua

 

Gf. 6. Confronto inventari 1617 e 1640 per generi (M. Maggi, 2014)

 

L’assenza di questi ultimi potrebbe avere la sua valida giustificazione in uno dei motivi che condussero all’arresto del barone Roncas: l’intensa attività diplomatica con la corte spagnola, di fatto condotta per conto del duca di Savoia, ma caduta in un momento in cui Carlo Emanuele orientava le sue alleanze in senso filo francese.

La netta prevalenza delle opere in lingua italiana su quelle in francese, d’altro canto, sono l’effetto del rinnovamento culturale della corte sabauda iniziato con Emanuele Filiberto, poi continuato con Carlo Emanuele I.

Ripreso possesso del Ducato di Savoia dopo la pace di Cateau-Cambrésis (2 aprile 1559), Emanuele Filiberto riuscì ad allontanare le truppe francesi che ancora occupavano Torino e a trasferirvi la capitale del suo regno, fino ad allora situata nella città savoiarda di Chambéry. Il 12 dicembre 1562 i francesi abbandonarono Torino e il 7 febbraio dell’anno successivo il Duca con la consorte Margherita di Valois, figlia di Francesco I, facero il loro solenne ingresso nella città. Lo spostamento della capitale del ducato dalla Francia all’Italia ebbe la sua influenza anche sulla scelta della lingua ufficiale (meglio sarebbe dire delle lingue) del Ducato. L'uso del latino nella redazione degli atti ufficiali fu sostituito dal francese nei territori all'ovest delle Alpi (Savoia) e nella Valle d'Aosta e dall'italiano nei territori all'est (Piemonte) e al sud (Contea di Nizza) delle Alpi (editto di Rivoli, 22 settembre 1561): «Edit de S. A, qui ordonne d’écrire en langue française tous le contrats, instruments, actes et procédures de justice qui se font au Duché d’Aoste. […] savoir faisons que ayant toujours, et de tout tems été la langue française en notre pays et Duché d’Aoste plus commune, et générale que point d’autre; et ayant le peuple, et sujets dudit pays averti, et acoutumé de parler la dite langue plus aisement que nulle autre […] disons et déclarons notre vouloir et délibération être résoulement que audit pays et Duché d’Aoste, nulle personne quelle que soit ait à user yant és procédures des procès, et actes de justice, que à coucher contracts, instruments, enquestes, ou autres semblables choses d’autre langue que la française»[32].

“I primi atti di Emanuele Filiberto ritornato in possesso del suo Stato, dopo l’occupazione francese, vanno in direzione di una calcolata politica linguistica con radicali provvedimenti a favore del volgare […] delle lingue che il duca parlava, se il francese era quella di famiglia, legata alle tradizioni dei Savoia, e se lo spagnolo rappresentava l’idioma imperante della politica, l’italiano era esibito a segno di un nuovo indirizzo, della cultura di corte e del programma celebrativo della dinastia sabauda”[33], un innovazione culturale che non sfugge ad Emanuele Morosini che “ […] ci descrive il duca come uomo colto […] Ha gran piacere di parlare con uomini letterati e dotti […] Legge con piacere tutti i libri di storia, ma più volentieri quelli che sono in lingua spagnola […] parla anco eccellentemente francese, essendo si può dire la sua lingua naturale […] così come ora parla Sua Eccellenza quasi di continuo l’italiano” [34]. Il sostanziale avvicinamento alla lingua e alla cultura italiana fece sì che sia Emanuele Filiberto, che il figlio Carlo Emanuele ospitassero e si avvalessero di molti artisti, letterati e poeti di lingua italiana. Giovan Battista Giraldi, figura di spicco nella scena letteraria italiana, nella dedica degli Ecatommiti esalta questa ricerca di “vivaci e begli ingegni che colle scritture loro consecreranno i gloriosi e magnanimi fatti, così di guerra come di pace, alla immortalità […] Perché non i tesori, non le torri, non le statue […] fanno immortali i magnifici fatti de’ grandi e valorosi principi […] ma gli studi e gli inchiostri degli uomini scienziati”[35].

La presenza alla corte torinese di Giovan Battista Marino[36] si inserisce in questo quadro “[…] quale momento catalizzatore del processo di formazione, attorno alla corte sabauda, di un ambiente intellettuale autoctono, che dal diretto contatto col protagonista dell’esperienza letteraria più prestigiosa a livello europeo trae lo spunto per vitalizzare e aggiornare una cultura fino ad allora soprattutto permeata di suggestioni di tipo dinastico e celebrativo, che vengono ora orientate verso un più accentuato inserimento nello spazio italiano”[37]. Se questo coinvolgimento interesserà l’entourage del duca, a cominciare dall’alta nobiltà di corte, i segretari, pur collocati in un livello intermedio sul piano funzionale e sociale “[…] recepiscono e contribuiscono a diffondere in ambiti pur sempre elitari, ma un po’ meno ristretti, le novità intellettuali e i mutamenti del gusto”[38].

Pierre-Léonard Roncas, in qualità di Segretario Ducale e di Cancelleria, esercita in questo contesto di nuovo indirizzo culturale il suo incarico ed è proprio nell’ambito amministrazione ducale (ma anche nel notariato), della quale egli è figura apicale, che la lingua italiana fa il suo primo ingresso. Non è un caso che uno dei due manuali di segretariato scritti da Angelo Ingegneri, Del buon segretario (ed. Viterbo 1607) “sia intitolato al barone Roncas per favori ricevuti dall’autore come letterato”[39].

L’ampliamento dell’orizzonte culturale della corte di Carlo Emanuele verso l’arte e la letteratura italiana, piuttosto che la trascorsa dipendenza dalla cultura francofona, è la fucina in cui si forma la carriera diplomatica e intellettuale del barone Roncas, un fatto che non può non aver orientato le sue scelte editoriali.

 Morto Pierre-Léonard, erede il figlio Pierre-Philibert dell’intera fortuna dei Roncas, la biblioteca muta ancora una volta la composizione. Alla drastica riduzione del numero dei titoli, che nell’inventario del 1683 si riduce a 89 volumi, si associa un’inversione della lingua dei testi con una netta prevalenza del francese sull’italiano (Gf. 3, 7).

 

Gf. 7. Inventario 1683. Raggruppamenti per lingue.

 

Riassumendo nei 66 anni che separano il primo inventario del 1617 da quello del 1683 la prevalenza della lingua nei testi della biblioteca Roncas muta da una situazione di netta predominanza di libri in latino ad una prevalenza dell’italiano, per divenire francofona con Pierre-Philibert. Se la transizione dal latino all’italiano trova le sue motivazioni, da un lato nell’iniziale dotazione di testi di argomento scientifico della biblioteca del padre e dall’altro nel nuovo indirizzo culturale impresso dalla corte torinese, la prevalenza del francese quale lingua della collezione libraria del figlio merita un’ulteriore riflessione.

Pierre-Philibert, nonostante venga nominato Primo Segretario di Finanze da Vittorio Amedeo, non ha la stoffa dell’uomo di stato. Ben presto lascia l’incarico per ritirarsi nel castello di Saint-Pierre dove conduce una vita agiata. Pertanto la sua frequentazione è tutta locale che ben sappiamo essere, per effetto dell’editto di Rivoli, culturalmente, amministrativamente e per collocazione geografica del tutto francofona.

Anche i generi cambiano: a fianco a testi fondamentali quali Il Canocchiale Aristotelico di Emanuele Tesauro, Delle relationi universali di Giovanni Botero, le Dicerie sacre del cavalier Marino e Les entretiens d’Ariste et d’Eugenie di Dominique Bouhours, opera da cui verranno tratte le immagini delle imprese dipinte nello scalone di palazzo Roncas, spiccano numerose le opere devozionali e di precettistica religiosa (28 testi su 89) [40]. Mancano completamente testi di diritto, varie scienze, rare le opere di storia, filosofia e letteratura latina.

 

L’inventario legale del 1640

L’inventario legale redatto dopo la morte di Pierre-Léonard Roncas nel 1639, del quale sono stati fatti i debiti confronti con quello del 1617 in merito a consistenza numerica, argomenti di interesse e lingue, è stato di recente messo in rete da Paulette Taieb e Giulio Romeso Passerin d’Entrèves nel sito BNV-Bibliothèque Nobiliaire Valdotaine[41] . Il lavoro di recupero dei volumi è molto simile per struttura a quello del 1617. L’inventario usato dai due autori è quello del 28 novembre 1639 conservato presso Archives Historiques de la Vallé d’Aoste, Fonds Roncas, actes différents, liasse 27, catégorie 295, sous le titre 1639-28-9bre - Inventaro legale dell’illustrissimo et eccellenttissimo signor marchese di Caselle. Per i nostri confronti abbiamo utilizzato l’inventario pubblicato da Guido Gentile conservato nel medesimo archivio Fonds Roncas (cat. 11b, mazzo XXIV/3) e datato 30 gennaio 1640. Benchè si tratti di due inventari redatti in date diverse sono identici per numero di volumi e loro successione.

La consistenza numerica dei volumi inventariati nel 1617, all’atto del sequesto dei beni del barone Pierre-Léonard, è di gran lunga superiore a quella del 1640 (495 volumi contro 165) e restituisce la biblioteca nel suo momento di maggiore ricchezza e varietà. Inoltre, a differenza della restituzione digitale di Taieb-Passerin d’Entrèves, qui si ha l’accesso all’intero volume in versione PDF.


Note

 [1] Non si conosce l’atto di nascita di Pierre-Léonard Roncas; tuttavia il De Tillier nel Nobiliaire riporta il suo elogio funebre che si conclude con queste parole: “[…] Obiit XI Kal. Maii anno Domini MDCXXXIX sanctis diebus sancte vixit annos LXXVII.” Roncas dunque morì all’età di 77 anni, da cui se ne deduce la nascita nell’anno 1562. J.-B. de Tillier, Nobiliaire du Duché d’Aoste, ed. di A. Zanotto, Aoste 1970, p. 530; S. Lucat, La maison du Pays, Luigi Mensio, Aosta, 1890, p. 12; F.-G. Frutaz, Pierre-Léonard Roncas et la bulle d’érection du collège d’Aoste, Imp. Catholique, Aoste 1906, p. 7.

 [2] ASTO, Camera dei Conti, Piemonte, Atti diversi relativi a comunità, Atti del regio patrimonio contro particolari, art. 496, mazzo R 9/2, fasc. 17. Il documento è stato trascritto in Guido Gentile, Dimore, mobili e beni di Pierre-Léonard Roncas in due inventari seicenteschi, “Archivum Augustanum”, n. s., V, 2004, Imp. Duc, Aoste 2004, pp. 201-277.

 [3] Il distretto odierno dell’Entremont, nel cantone svizzero del Vallese, comprende le municipalità di Bourg-Saint-Pierre, Sembrancher, Liddes, Orsières e Bagnes.

 [4] J.-B. de Tillier, Nobiliaire..cit., , p. 526.

 [5] Nel 1984 la pergamena della laurea in arti e medicina di Pierre Roncas è stata individuata da Francesca Zen Benedetti presso un privato di Courmayeur. Pubblicata integralmente e commentata è stata di recente riproposta da Jean-Auguste Voulaz. F. Zen Benedetti, La laurea in arti e medicina di Pierre Roncas (29 agosto 1549), Quaderni per la storia dell’Università di Padova, 17, Editrice Antenore, Padova 1984, pp. 185-189; J.-A. Voulaz, Augustæ Salassorum Prætoriæ Commendatio Heroica: un ouvrage oublié du prévôt François, fils naturel du comte René de Challant (XVIe siècle), Bulletin Académie Saint-Anselme, nouvelle série, XII, Aoste 2012, pp. 109-113.

 [6] C. Rosso, Una burocrazia di antico regime: i segretari di Stato dei duchi di Savoia, I (1559-1637), Torino 1992, p. 388. Le pergamene delle patenti sono conservate presso Archives Historiques Régionales (AHR), Cat. 1, I, docc. 2, 3. La patente di nomina a Primo Segretario datata 6 aprile 1603 è di proprietà privata ed è stata trascritta in R. Dal Tio, La letteratura delle immagini nel Ducato d’Aosta. Emblemi e imprese in Valle d’Aosta e nel Canavese, in c. s. Una copia all’Archivio di Stato di Torino, Camera dei Conti, Patenti controllo finanze, reg. 65/f. 256; Cariche del Piemonte e paesi riuniti, Tomo III, ed. Onorato Derossi, Torino 1798, p. 35-36; D. Daudry, La bibliothèque et les archives des Roncas d’après un inventaire de 1639, BASA, XXXIX, Aosta 1962, p. 166, n. 129; M.  Costa, Inventaire des archives Roncas, “Archivum Augustanum”, n. s., IV, 2003, Aoste 2003, pp. 8-9.

 [7] C. Rosso, Una burocrazia…cit., p. 114; J.-B. deTillier, Nobiliare cit., a cura di André Zanotto p. 526.

 [8] C. Rosso, Una burocrazia... cit., p. 346-347.

 [9] Pierre-Léonard Roncas fu nominato Segretario Ordinario (segretario di S. A e della cancelleria) nel 1592, Segretario di Stato nel 1597 e Primo Segretario nel 1603. Cfr. C. Rosso, Una burocrazia di antico regime: i segretari di stato dei duchi di Savoia, I, (1559-1637), Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 1992, pp. 388. Per l’inventario redatto all'atto del sequestro dei beni cfr. M. Costa, Inventaire cit., Cat. 11a, Vallée d’Aoste, Atti diversi (1579-1635), mazzo XXIII, doc. 4, 5, pp. 227.

 [10] Sulle pensioni concesse dalla Spagna le concessioni sono definite in questi termini: "El cobre de las pensiones concedidas al secretario Roncaz" e "Merced al secretario Roncaz", "Petición sobre la pensión que se concedío al secretario Roncaz". Cfr. C. Rosso, Una burocrazia cit., p. 134-135, note 44, 45. 

 [11] C. Rosso, Una burocrazia cit., p. 137, nota 52.

 [12] Contratto di matrimonio datato 22 gennaio 1578, Marcel Sybue e Pierre Saluard notai. Séraphin Bruno Vuillermin, Brusson: notices historiques, G. B. Stevenin, Aoste 1923, pp. 93-94; .

 [13] Il priorato di Saint-Jacquême, terzo polo culturale della Valle d’Aosta dopo il basso medioevo, a fianco del convento di Saint-François e il priorato di Saint-Bénin, alla fine del XVI secolo era stato scelto dai canonici del Gran San Bernardo, che lo possedevano da 1176, quale residenza ufficiale del prevosto. L. Colliard, Vecchia Aosta, Musumeci, pp. 132-133; Ibidem, La culture valdôtaine au cours des siècles, ITLA, Aosta 1976, pp. 107-109; M. Costa, Bibliothèques de juristes et d’ecclésiastiques valdôtains entre XVIe et XVIIe siècle, Bulletin de l’Académie Saint-Anselme d’Aoste, n. s., XVI, Imp. Valdôtaine, Aoste 2015, p. 37.             

 [14] ASTO, Camera dei Conti, Piemonte, Atti diversi relativi a comunità, Atti del regio patrimonio contro particolari, art. 496, mazzo R 9/2, fasc. 17

 [15] “ […] palazzo già posseduto dal signor Leonardo Roncas et hora devoluto per confiscatione a sua Altezza serenissima, essistente  a presso la porta della Riva, continente stanze fabbricate et altre non ancora compiute numero vintidue, con una pezza di giardino contigua et attinente di giornate cinque […] Li qual palazzo et pezza di giardino sono tenuti in affitto dal nobile messere Marmet Roggé d’esso luogo al preciso di scudi ottanta da bianchi quindeci l’uno, come appare per scrittura fattali dal nobile Antonio Costa procurator dil signor Leonardo Roncas barone di Castelargent li vintidue febbraio 1609, pagabili alla festa di sant’Orso caduno anno”. ASTO, Camera dei Conti, Piemonte, Atti diversi relativi a comunità, Atti del regio patrimonio contro particolari, art. 496, mazzo R 9/2, fasc. 17, f. 4r, 5r; G. Gentile, Dimore… cit., p. 201-202.

 [16] P.-E. Duc, La maison du Grand-St. Bernard et ses très revérends prèvôts, Imp. Catholique, 1898, nuova ed. Imp. Valdôtaine, Aoste 2000, p. 112.

 [17] L. Quaglia, La Maison du Grand St. Bernard: dès origines aux temps actuel, Imp. ITLA, 1955, p. 279.

 [18] Le armi di Viot come prevosto si avvicinano molto per colori e alcune immagini allo stemma Roncas; d’azzurro caricato di una stella d’oro, accostata da due colonne d’argento posate su due montagne, al capo d’argento caricato da un sole porpora. Questo stemma è ben visibile alla base di un grande dipinto ancora oggi conservato al Seminario diocesano. Notevole è anche la somiglianza della cornice che include lo stessa con la serie di cartelle che incorniciano le imprese della galleria est di palazzo Roncas

 [19] G. Gentile, Dimore… cit., p. 204.

 [20] M. Costa, Inventaire… cit., Cat. 4b, VI, 6a-d.

 [21] M. Costa, Bibliothèques de juristes…cit., p. 43

 [22] Franciscus Tittelmans, Summa misteriorum chritianæ fidei, Lugduni, sub scuto coloniensis, 1546. (altre edizioni, Martinum Cæsarem, Antuepiæ, 1532 Jacobi Junta, Lugduni 1567; Ioannem Bellerum, Antuerpiæ, 1571)

 [23] Maria Costa propone quale posessore Jean-René. Stando al Nobiliaire del De Tillier egli possedeva il grangeage di Felina e Pleod e beneficiava di censi che non dipendevano dal feudo di Saint-Pierre. J.-B. de Tillier, Nobiliare cit., pp. 654-655.

 [24] F.-G. Frutaz, Pierre-Léonard…  cit., p. 3.

 [25] Nel XI secolo il Saint-Benin era un monastero benedettino e dipendeva dalla abbazia di San Benigno di Fruttuaria. Un documento datato 1032 tratta di una permuta di terre poste nella contea d'Aosta, fatta dal conte Umberto I col monastero di S. Benigno. Il 18 giugno 1177 il papa Alessandro III con la sua bolla attribuisce il monastero alla Maison del Gran San Bernardo. Historiae Patriae Monumenta, Chartarum I, n. CCLXXXVII, coll. 498-499; Abbé Laurent, Mémoire historique sur le Collège Royal de Saint-Bénigne d’Aoste, BASA, III, 1859, p. 3, nota 3, p. 7.

 [26] F.-G. Frutaz, Pierre-Léonard…  cit., pp. 24-25

 [27] E. Bollati, Le congregazioni dei Tre Stati della Valle d’Aosta, 1988, II, p. 417. Il 7 maggio del 1599 il Ducato d’Aosta prende possesso del priorato di Saint-Bénin. Il primo citato tra i presenti è Pierre-Léonard Roncas “Illustri et generoso domino Petro Leonardo Roncassio a secreti serenissimi domini ducis sabaudiae consiliario domique Castriargentei”. F.-G. Frutaz, Pierre-Léonard…  cit., pp. 39-45. La bolla papale è trascritta alle pagine 27-36.

 [28] E. Bollati, Le congregazioni…cit., II, p. 486.

 [29] G. Gentile, Dimore… cit., p. 203. Anche Claudio Rosso osserva a questo proposito: “I frequenti svarioni e la grafia spesso indecifrabile degli scrivani che redigono materialmente gli inventari rendono quasi impossibile una completa identificazione delle opere elencate; a ciò si aggiunge il fatto che, molte volte, ci si limita a riportare il nome dell’autore o ad abbreviare i titoli.” C. Rosso, Una burocrazia… cit., p. 346.

 [30] C. Rosso, Una burocrazia …cit., pp. 358-365; G. Gentile, Dimore… cit., p. 203.

 [31] L’inventario del 1640 è stato trascritto e pubblicato da Guido Gentile dal documento conservato presso Archives Historiques Régionales di Aosta, Fonds Roncas, Cat. 11b, mazzo XXIV/3; G. Gentile, Dimore… cit., pp. 245-248, 264-266. L’inventario del 1683 è stato visionato dallo scrivente presso AHR, Fonds Roncas, Cat. 3c, Mazzo I, n. 3/204.

 [32] Carlo Emanuele I conferma l’editto riguardo ai processi civili il 20 dicembre 1582 e Vittorio Amedeo I (23 dicembre 1632) dichiara la nullità degli atti scritti non in lingua italiana per le province al di quà dai monti. F. A. Duboin, Raccolta delle leggi, editti, manifesti della Real Casa di Savoia, t. V, vol. settimo, libro IV, Torino 1829, pp. 844-845; L. Colliard in Edits des ducs de Savoie concernant le particularisme valdôtain, Aoste 1973, pp. 34-36.

 [33] M. L. Doglio, Intellettuali e cultura letteraria (1562-1630), in Storia di Torino (a cura di Giuseppe Recuperati), Giulio Einaudi editore, Torino 1998, p. 600.

 [34] F. Cognasso, I Savoia, Dall’Oglio, 1971, p. 358.

 [35] M. L. Doglio, Intellettuali… cit., p. 599.

 [36] Per una disamina sugli intellettuali di spicco alla corte di Emanuele Filiberto e del figlio Carlo Emanuele I vedi il saggio di Maria Luica Doglio. Ibidem, 599-653.

 [37] C. Rosso, Una burocrazia …cit., p. 342.

 [38] Ibidem.

 [39] G. Claretta, Sui principali storici piemontesi e particolarmente sugli storiografi della R. Casa di Savoia, Torino 1878, p. 35.

 [40] Tra queste ricordiamo: Avis et exercices spirituel di Jean Suffren, Gl’inganni della vita spirituale di Francesco Stadiera, L’art de conduire la volonté selon les preceptes de la morale ancienne di Ian Eusebe Nieremberg tutti appartenenti alla Compagnia di Gesù; Les triomphe de l’amour de Dieu di Philippe d’Angoumois, Les fleurs des secrets moraux di François Loryot, L’amphitéatre de Calvaire, Les triumphes et solennités de Jesus-Christ e La saincte philosophie de l’âme di André Valladier, la Galleria sacra di Guglielmo Plati più vari testi di prediche, lodi mariane, sermoni e panegirici di santi. Interesanti Le Rabelais reformé par les ministre di Pierre Du Moulin (1620)  e  il Nabucco trasformato.

 [41] http://www.taieb.net/bnv/index.html